E’ di questi giorni la notizia che a Londra, THE SAN PELLEGRINO WORLD’S 50 BEST RESTAURANT” sono stati scelti i migliori cinquanta chef del mondo.
Al primo posto sempre lui Ferran Adrià.
Ne ha fatto di strada questo lavapiatti spagnolo, oggi chef- patron del El Bulli, il ristorante piu’ caro al mondo a Roses sulla Costa Brava, ed alfiere della cucina molecolare o come lui stesso la definisce “il cliente che viene al mio ristorante non viene per mangiare , ma per provare una esperienza, io creo un inaspettato contrasto di sapori, temperature, colori, niente nel piatto è quel che sembra, l’idea è di provocare e sorprendere”
Spunta al 13 posto, l’italiano Bottura, discepolo del Maestro Ferran, chef & patron dell’Osteria Francescana di Modena.
Se avete visto” Striscia La Notizia” di ieri sera si raccontava di questa cucina dell’impossibile e della chimica, puntata che sarebbe utile rivedere e consegnare la cassetta ai futuri chef, non per seguire le orme della cucina della chimica o della destrutturazione ma per far loro capire quanto sia grande l’abisso che separa questo tipo di cucina dalla cucina regionale italiana
Noi siamo ancora per una bruschetta, un piatto di spaghetti aglio olio e peperoncino e gli inconfondibili sapori della cucina regionale italiana.
Siamo per la cucina delle osterie, delle trattorie, dei piccoli ristoranti di paese, spesso senza segnalazione sulle guide e dove mangiare a sazietà e non per quei ristoranti stellatissimi dove, alla fine del pasto, “ i satrapi della cucina della chimica” ti rapinano il portafoglio, proponendo due ravanelli per antipasto chiamando il piatto: “contrasto di colori di bianco&rosso, con salsa alla senape dolce e granelli di sale rosa dell’Himalaia “
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