Anno 4°
N. 01
11 Gennaio 2012
 

Ingrandisci il testoRiduci il testoStampa la pagina Invia questa notizia a un amico
Articolo pubblicato il 08 Luglio 2009 su www.laculturadelcibo.it

Kit per realizzare bevande che imitano le denominazioni di origine: il consumatore non si lasci ingannare
di Simone Alessandria

Sono molti i siti in cui si vendono kit per la preparazione di prodotti che vogliono spacciarsi per vini a denominazione di origine. Non cediamo a questa truffa e scegliamo la qualità.


Sul sito www.trekneat.com è in vendita una polverina che dà origine a un vino anonimo per alpinisti da preparare al momento dell’uso, secondo le specifiche necessità. Il contenuto permette di realizzare 2 dl di vino a 3,95 euro.
Peggio ancora sul sito www.learntobrew.com dove sono in vendita kit appositi per la preparazione di vini a denominazione di origine sia bianchi che rossi.

Questa è una offesa ed una frode contro i vini originali che derivano da uno specifico territorio, che aderiscono a specifici consorzi di tutela e sono prodotti seguendo scrupolosi disciplinari di produzione, attenendosi a regole restrittive.

Tra i kit in vendita sul sito, vi sono quelli per la produzione casalinga di noti vini italiani come il Barolo, il Primitivo, il Sangiovese ed il Chianti.

Il kit per il Barolo, ad esempio, serve per la preparazione di 10 litri di “vino” venduto deprezzato rispetto al vero vino a denominazione di origine e comunque carissimo se si compara la qualità del Barolo DOCG con un invecchiamento minimo di 3 anni, di cui 2 in botte di rovere rispetto a questa bevanda imitatrice.


Sul sito si vantano, inoltre, le caratteristiche organolettiche relative a questi “vini” ottenuti con i kit ma la composizione del kit stesso è sconosciuta al consumatore.

Oltre alla frode di natura qualitativa e commerciale non si è, quindi, a conoscenza dei potenziali pericoli nei confronti della salute di chi si prepara e consuma queste imitazioni enologiche.

Viene soltanto detto che il kit è composto da un insieme di succhi d’uva provenienti da tutto il mondo e quindi anonimi, che è pronto in 4 settimane ed è venduto con tanto di additivi (non si capisce bene quali) e, in particolare, è presente quello alla quercia europea ed americana (per dare l’effetto dell’affinamento).
   
Il Barolo DOCG si ottiene, invece, dal Nebbiolo al 100% e l’invecchiamento si effettua per 3 anni. Cioè un Barolo del 2009 deriva dalle uve prodotte nel 2005.

Si auspica, dunque, il divieto di vendere questo tipo di prodotti per la realizzazione di bevande che vogliono imitare i nostri grandi vini italiani.

Infine, è molto importante che il consumatore non si lasci ingannare da questi kit per salvaguardare sia la sua salute, sia le tante produzioni enologiche di qualità della nostra penisola.

Provando a fare una ricerca, i siti dove si vendono kit per realizzare queste bevande sono talmente tanti che è impossibile citarli tutti.

Estratto del disciplinare del Barolo DOCG:

  • Ottenuto esclusivamente dalle uve del vitigno «Nebbiolo» delle sottovarietà "Michet", "Lampia" e "Rosé "
  • La zona di origine delle uve atte a produrre il «Barolo» include l'intero territorio dei comuni di Barolo, Castiglione Falletto, Serralunga d'Alba ed in parte il territorio dei comuni di Monforte d'Alba, Novello, La Morra, Verduno, Grinzane Cavour, Diano d'Alba, Cherasco e Roddi ricadenti nella provincia di Cuneo.
  • La produzione massima ad Ha in coltura specializzata non deve essere superiore a q.Ii 80 di uva.
  • La resa massima delle uve in vino non deve essere superiore al 70% al primo travaso e non dovrà superare il 65% dopo il periodo di invecchiamento obbligatorio.
  • Le uve destinate alla vinificazione devono assicurare al vino una gradazione alcolica complessiva minima naturale di gradi 12,50.
  • Il vino deve essere sottoposto ad un periodo di invecchiamento di almeno tre anni e conservato per almeno due anni di detto periodo in botti di rovere o di castagno.
  • Il vino "Barolo" viene invecchiato per un periodo non inferiore a cinque anni e può portare come specificazione aggiuntiva la dizione «riserva».
  • Il "Barolo", all'atto dell'immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
    • colore: rosso granato con riflessi arancione;
    • odore: profumo caratteristico, etereo, gradevole, intenso;
    • sapore: asciutto, pieno, robusto, austero ma vellutato, armonico;
    • gradazione alcolica minima complessiva: gradi 13;
    • acidità totale minima: 5 per mille;
    • estratto secco netto minimo: gr. 23 litro.
  • La denominazione "Barolo chinato" è consentita per i vini aromatizzati preparati utilizzando come base vino "Barolo" con una aromatizzazione tale da consentire il riferimento nella denominazione alla china.
  • Sulle bottiglie o altri recipienti contenenti il "Barolo" deve sempre figurare l'indicazione della annata di produzione delle uve.



di Simone Alessandria
simone.alessandria@laculturadelcibo.it
08 Luglio 2009

| Altro
ALTRI ARTICOLI SULL'ARGOMENTO >>
Ogni settimana pubblichiamo recensioni di Appuntamenti Enogastronomici, Serate, Ristoranti, RICETTE e CONSIGLI PRATICI in cucina. Per essere informata/o iscriviti alla NEWSLETTER

La Cultura del Cibo
Riflessioni
Protagonisti
Arte e Storia
Mondo BIO
Incontri e Serate
Corsi di formazione
Speciali

Ristoranti
Recensioni
Cene tematiche
La nostra Guida

In Cucina
Consigli pratici
Ricette Cucina Povera
Ricette Cucina Ricca




In Casa
Il Pranzo della Domenica
I Nostri Piccoli Amici

Guida agli Acquisti
Dossier per Capire
Aguzziamo la Vista
Prodotti di Eccellenza
Prodotti Biologici
Vini e Liquori
Ricerca Punti Vendita
Cataloghi

Approfondimenti Tematici
Salumi
Formaggi
Carni
Pesci
Orto - Frutta
Olio e Condimenti
Pane e Pasta
Dolci
Vino
Spezie e Gusti

Club Consumatori
Cos'è il Club Consumatori
Iniziative e Programmi
Crea il Club nella tua Città



Contatti
Contatta la redazione
Iscriviti alla Newsletter
Feed RSS
Inserzioni Pubblicitarie


WEB DESIGN E MANUTENZIONE by STUDIO VOLTEA