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N. 01
11 Gennaio 2012
 

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Articolo pubblicato il 05 Luglio 2009 su www.laculturadelcibo.it

L’ANNO SCORSO A MARIENBAD, QUEST’ANNO A VILLA SERBELLONI
di Attilio Scotti

Passato e presente in un gioco dei ricordi della mente, che si materializzano nell'incanto austero del lago di Como.



In un sontuoso albergo dell’Europa Centrale dove si andava  “a passare le acque” il regista Alain Resnais colloca la sua opera fantastica “L’anno scorso a Marienbad “ (Leone d’Oro alla Mostra del Film di Venezia nel 1961). dove racconta una storia con una sinuosa e musicale organizzazione dello spazio e del tempo,  trasformando il mondo in uno sguardo onirico, in uno spettacolo incantatorio dove la realtà, ridotta a mera apparenza, diventa polisensa. Film da vedere e rivedere e che descrive, la storia di una villeggiante -  in un complicato viaggio nella memoria -  consegnando intatto quel fascino sottile, quasi impalpabile, della “ bella epoque”, delle vacanze estive, della villeggiatura, della rivisitazione e del corpo e dell’anima dove un giorno tutti vorrebbero approdare.

Passato e presente, tra acque termali e  acque del lago di Como: e qui, oggi (1° luglio 2009) a Villa Serbelloni a Bellagio ho soggiornato.

Qui, nel 1852, venne inaugurata questa villa, giorno di compleanno della contessa Serbelloni:  splendida nello stile lombardesco, archetti a tutto sesto, il porticato, il cornicione a punti e ghirlande in bassorilievo la rendono al tempo sobria e fascinosa, rigorosa di linee ma di sicuro impatto.

E il giardino, articolato su diversi livelli, con una scenografica scalinata che collega il piano della villa a quelli esterni è un esempio del più classico giardino all’italiana.

Adagiata sul lago. E oggi trasformata, intatta, in uno degli Hotel tra i migliori al mondo: merito della famiglia Bucher, attuali proprietari e con la grande attenzione di Gianfranco Bucher oggi sulla tolda di comando di questo veliero del gusto e della ospitalità.


Scaloni e saloni, nicchie e poltrone, tappeti, candelabri altissimi, quadri e grandi sale in ombra e penombra (bellissima, spuria e fresca quella dove si espongono le opere di Giancarlo Vitali: "Attorno ad un tavolo”,  silente rappresentazione in sedici opere pittoriche, della lenta trasformazione degli agoni in missoltini, che anticipa il mistero di questo pesce di lago e che Ettore, cuoco immenso di Villa Serbelloni dovrebbe eleggere in prima assoluta sugli spartiti scritti ed orali della sua cucina) ( ndr: la collega Alessia Zacchei, su questo speciale Villa Serbelloni, descrive in modo geniale questa progressione di carte e di pesci).

Ettore Bocchia, cuoco o se preferite executive chef di Villa Serbelloni.


Degustare in Veranda una cucina italiana dove la ricerca delle materie prime, diventa quasi ossessione. E una tartare di tonno blu (arrivato freschissino da Bonagia) di quello che non si taglia con un grissino, mette in gioco le tue papille  non più abituate a questi sapori netti, o come la mozzarella burrata che scivola leggera su piccoli pomodorini essiccati al sole di Sicilia. E poi danze tra piccoli raviolini di pavone e calici che contengono lumachine di Cherasco, la bresaola “santa” (Ettore ha finalmente dato nuova dimensione a questo salume che le grandi aziende valtellinesi hanno piallato nel segno della dietetica). E prosciutto crudo di Langhirano stagionato 36 mesi, o come i tocchetti di Parmigiano Reggiano da vacche rosse ed un prosciutto cotto vero (su grande piatto e prender salumi e parmigiano con le mani). Un vino bianco dannunziano, da fine impero austro ungarico, immenso, che quasi profuma d’incenso e di sacrestie (non a caso la casa vinicola di chiama Sacrafamilia), scorta, severo, leggiadre ombrine, squame bruciate e carni color rosa e dolce sapore.

Mentre comin, camerieri, maître e sommelier intrecciano il loro servizio, dedalo di passi veloci, quasi artisti volanti di circo: attenti,  disattenti, cortesi, severi,  professionali, in un andirivieni quasi frenetico – unica nota stonata, in quel ciasmo del lago, che, lento, a pochi passi, eterno, sorride di dolci sciacquii.


Da Villa Serbelloni, a Bellagio, non si passa, bisogna arrivare. Si arriva da ghirigori infiniti di strade con tortuosi saliscendi lacustri per chi giunge da Como, oppure dopo chilometri di curve, da passo lombardo dove Fausto Coppi scrisse pagine di Storia e di Gloria.  Ma questo stare lontano dal mondo, con questa sua cintura di castità che la protegge dalla follia del frenetico viaggiare di oggi, è la cifra che elegge Villa Serbelloni luogo incantato, unico : e dove senti leggero, unicamente qui, intrigante e misterioso, il senso lieve della vita.


di Attilio Scotti
attilio.scotti@laculturadelcibo.it
05 Luglio 2009

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