Dopo le grandi polemiche dell’anno scorso e la brutta figura che tutta l’Italia ha fatto davanti al mondo intero con la spazzatura che invadeva le strade di alcune città italiane, sembra che l’apertura di nuove discariche e di termovalorizzatori abbia un po’ facilitato la vita di coloro che con quella spazzatura convivevano tutti i giorni.
L’intervento militare dello Stato però non basta (e che vergogna per un Paese civile pensare che ce ne sia stato bisogno), occorre che siano i singoli cittadini a mettersi all’opera e a cominciare un’attenta e rigorosa differenziazione dei rifiuti, affinché gli scarti riciclabili non finiscano sotterrati da qualche parte (l’importante è che sia lontano da casa nostra), ma vengano lavorati e rimessi in commercio.
Ovviamente Stato, Regioni, Province e Comuni devono fare il loro lavoro, attraverso l’introduzione di metodi di raccolta porta a porta o attraverso l’offerta dei mezzi con cui i cittadini possano fare il loro dovere.
Infatti, secondo recenti interviste, sono ancora molti i cittadini che non differenziano, soprattutto perché nei loro quartieri non esistono bidoni per la raccolta separata dei vari rifiuti.
Ma questo non basta: troppo spesso capita che ognuno pensi unicamente a pulire casa propria, senza preoccuparsi di sporcare quella del vicino. Succede in tutti i condomini, perché non dovrebbe succedere per strada?
Ho un televisore vecchio? Lo carico in macchina e lo abbandono nel primo spiazzo che trovo in campagna e chissenefrega, il mio interesse l’ho fatto, non ce l’ho più in casa.
Questa mentalità ha fatto sì che il nostro Paese si sia riempito di angoli inguardabili e vergognosi, colmi di materassi, sedie, tv e tutti quei rifiuti che moltissimi comuni ora ritirano gratuitamente: basta solo fare lo sforzo di portarli nel posto giusto.
Una volta, in periodi di ristrettezze, esistevano persone che, con il loro carretto, passavano nelle strade a raccogliere, ferro, stracci, carta e cartone e li portavano a vendere nei luoghi di raccolta, per arrotondare lo stipendio.
Inoltre i contadini andavano in città a ritirare i rifiuti organici, per concimare le campagne.
Si aveva poco e si riutilizzava tutto. Il latte si comprava con la stessa bottiglia di vetro per anni, lo stesso valeva per l’acqua, il vino e le bevande, ma anche per la candeggina.
L’invenzione della plastica è stata per il mondo una vera e propria tragedia e lo sarà fin quando tutti, e dico tutti, non impareranno a differenziarla, nei Paesi civili (o che si credono tali) del Primo Mondo, così come nelle economie nascenti del Terzo.
Ancora adesso esistono stati europei, uno fra tutti la Germania, dove si paga il cosiddetto “vuoto a rendere”, pochi centesimi in più per il contenitore del prodotto acquistato. Ad esempio, la bottiglia della coca-cola - una volta vuota - viene riportata al supermercato e si hanno indietro i soldi spesi per essa. Tutte le bottiglie sono caratterizzate da quelle tipiche righe orizzontali sul vetro o sulla plastica, che indicano come esso sia stato ripulito e sterilizzato, prima di essere riempito.
Inoltre, molti supermercati – anche in Italia - hanno riscoperto il riuso dei contenitori e danno oggi la possibilità di acquistare latte, detersivi e altri prodotti sfusi, in modo da risparmiare sulle confezioni e diminuire i prezzi.
Oltre a ciò, è importante che ogni consumatore - quando fa la spesa - oltre alle etichette tenga anche presente che l’acquisto di prodotti con meno imballaggio implica un minor scarto e quindi un prodotto in un certo senso più “sostenibile”.
È pertanto assolutamente necessario ed impellente che chiunque si metta a differenziare i propri rifiuti e a gettarli nei luoghi opportuni, in modo da evitare di ricadere nell’incubo dell’anno scorso. Magari cominciando dalle piccole cose, come non gettare i mozziconi di sigaretta per terra, ma – adeguatamente spenti - nei cestini appositi.
In Italia la strada verso un totale rispetto per il prossimo e per l’ambiente è ancora infinita, ma buone avvisaglie di speranza fanno già capolino tra tanto menefreghismo.
Un piccolo esempio: il nuovo “Negozio Leggero” – questo è il suo nome – di via Napione 37, a Torino, che permette ai clienti di fare la spesa SOLO alla spina, vale a dire acquistando a peso tutti i prodotti presenti, tipo noci saponarie, make-up, legumi, pasta, vino etc.
L’eliminazione dell’imballaggio garantisce un risparmio dal 10 al 30% (con punte anche del 50%) e mira alla diffusione di un comportamento ecologically correct tra i cittadini.
Questa nuova bottega di Torino è una novità sperimentale dell’azienda Rinova, società cooperativa fondata da alcuni ricercatori di Ecologos, ma a breve aprirà il franchising a livello nazionale.
Il successo dimostrato nei primi giorni di apertura di questo negozio dimostra che la novità ecologica ha buone possibilità di mettere radici nella schiera dei consumatori attenti italiani.
Speriamo che questo sia solo l'inizio.