Parlare dei grandi scrittori è sempre difficile. C’è sempre il pericolo di perdersi in lusinghe vuote, in dettagli superflui. Non che dati biografici o stilistici non siano importanti, anzi sono essenziali nel conoscere uno scrittore, ma ormai i motori di ricerca forniscono dettagli impeccabili.
Non proverò nemmeno a spiegare la sua poetica. Eminescu dev’essere vissuto, letto, immaginato.
Vorrei semplicemente farvi immergere per un istante nel suo mondo.
Lascerò che le parole del passato arrivino al vostro immaginario e vi incuriosisca il cuore. Anche se “ la poesia non può essere tradotta” possiamo sempre provare ad avvicinarci alla sua essenza.
L'ICONA DELL'ARTISTA
- Tra Genio e Poeta Maledetta -
„Era una bellezza.Una figura classica, inquadrata da capelli neri : una fronte alta e serena, degli occhi grandi- a queste finestre dell’anima si vedeva che c’era qualcuno dentro; un sorriso blando e profondamente malinconico.
Aveva l’aria di un santo giovane sceso da un icona, un bambino predestinato al dolore, sul cui volto si vedeva la scrittura dei tormenti futuri.”
„ Allegro e triste, socievole e permaloso; blando ed acido, accontentandosi di niente e insoddisfatto di tutto; tra l’astinenza dell’eremita e l’avidità dei piaceri della vita. Un miscuglio strano: felice per un artista, tormentato per un umano!Questo Eminescu ha sofferto tanto; ha sofferto persino la fame,ma non si è mai arreso: era un uomo tutto di un pezzo.
(Ioan Luca Caragiale, Titu Maiorescu)
La Regina-poetessa Elisabetta, Carmen Sylva (diario personale)
”Eminescu ci sembrava turbato e stralunato, come se venisse da un altro mondo; tenebroso, lui mi ricordava Manfred e Faust, i visi pallidi e inquietati dei grandi romantici. Aveva quel vago sorriso malinconico e infantile che traspare nel ritratto di Shelley. Eminescu si divertiva componendo frasi e sonorità verbali.
Mi ha baciato frettolosamente la mano, guardandomi con uno sguardo mite, ma penetrante, come se volesse arrivare al mio spirito.
I tratti del suo viso tradivano la stanchezza di una gioventù vissuta senza felicità .Le sue dita erano lunghe e gelate, la bocca molto espressiva con delle labbra che traducevano tutte le sue emozioni.
Tutta la mia vita lui è rimasto per me l’immagine del Poeta stesso, né di quello maledetto, né di quello ispirato, ma del poeta buttato disorientato sulla terra, non sapendo come trovare qua i tesori che possedeva. Aveva una voce rauca, ma dolce, come le tortore in autunno. Quando ho lodato i suoi versi ha alzato le spalle : „ I versi si staccano da noi come le foglie morte dagli alberi!” ha sospirato lui, per un momento tornato alla realtà."
MORTUA EST
Fiaccola di veglia sull’’umido avello,
nell’’ore solenni un suono di squilla,
Un sogno che l’ala nel duolo si monda,
Cosi hai varcato il confine del mondo.
Passasti che un campo sereno era il cielo,
Con fiori di luce e un latteo ruscello,
Par cupa magione la nuvola bruna
Che illumina a un tratto, regale ,la luna.
Ti vedo come un’ombra di lucido argento,
Con le ali protese nel firmamento,
Nimbose scalee monti, bianco miraggio,
Fra neve di stelle e pioggia di raggi.
Un raggio t’innalza, un canto ti mena,
Le pallide braccia in croce sul seno,
Attorcersi il fuso malioso si sente,
E l’oro è nel cielo, sull’acque l’argento.
Lo spazio la candida anima traccia;
Guardo il luto mortale..è bianco, diaccio,
Sul feretro sparsa la tua lunga veste,
Contemplo il sorriso che vibo ancor è rimasto.
Si chiede perchè, il cuor dal dubbio sconvolto,
Sei morta , o angelo, col tuo pallido volto?
Non sei stata giovane, non sei stata bella?
Andasti a spegnere una splendida stella?
Ma forse laggiù ci sono castelli
Con archi dorati intessuti di stelle,
Con fiumi di fuoco, con ponti d’argento,
Con rive d’incenso, con fiori che cantano;
Va’ , santa regina, ove ciò ti conduce,
Radiosa i capelli e gli occhi di luce,
Con l’abito azzurro trapunto di oro,
Sul pallido fronte il serto d’alloro.
La morte è un caos, un mare di stelle,
La vita è palude di sogni ribelli;
La morte è un evo di soli fiorito,
Desolante fandonia e miseria la vita.
Forse..oh!procelloso e vuoto è il mio capo,
Le mie torve idee sulle buone prevalgono..
Quando i soli si spengono e cadon le stelle
Mi viene a crede che tutto sia nulla,
La volta celeste potrebbe spezzarsi,
Il nulla cader con la sua notte vasta,
Vedresti il nero aere che i mondi discerne,
Effimere prede del lutto eterno...
Se fosse così...essa nell’eternità
Il tuo caldo respiro non rianimerà,
La voce tua dolce nei secoli è muta..
Quest’angelo allora non fu altro che lutto.
Eppur, fascinosa polvere morta,
Al feretro appoggio spezzata la mia arpa,
Tua morte non piango ma ancora acclamo
Un raggio fuggito dal caos mondano.
E poi..se davvero sia meglio chissà
Non essere o essere..ognuno lo sa
Che ciò che non è non sente dolori,
E son molti i dolori, rari i piaceri.
Essere? Triste follia e vana;
L’orecchio ti mente e l’occhio t’inganna;
Ciò che un secolo dice un altro l’annulla.
Piuttosto che un incubo, meglio il nulla.
Vedo sogni incarnati inseguire altri sogni ,
Le tombe che aspettano aperte le agognano,
Ignoro la via che la mente mi spenga:
Ch’io rida demente?ch’io bestemi?ch’io pianga?
A che?..Non è tutto spogliato di senno?
La tua morte, perchè, angelo, avvenne?
Ha un senso, il mondo? Tu, volto di gioia,
Vivesti affinchè così, poi, tu muoia?
Se c’è una ragione, è subdola ed empia,
Non c’è scritto Dio sulla tua bianca tempia.
COSI SOAVE
Così soave rassomigli
Il bianco fiore del ciliegio
E angelo, tu, fra la gente,
Incontro alla mia vita sorgi.
Appena sfiori il tappeto,
La seta sona quando muovi,
E dalla testa fino ai piedi,
Leggera come sogno voli.
Di tra le pieghe del vestito
A mo' di fermo marmo spicchi,
Mi pende l'anima ai tuoi occhi
Di lacrime e sorte ricchi.
Oh, vago sogno d'amore,
Soave sposa delle fiabe,
Più non sorrider! Il sorriso
Mi svela quanto tu sei dolce
E puoi col fascino notturno
Per sempre gli occhi abbuiarmi,
Con caldi sussurri di labbra,
Con fredde braccia ad abbracciarmi.
Di colpo affiora un pensiero -
Un velo sui tuoi occhi in fiamme:
C'è il cuposcuro abbandono,
C'è l'ombra delle dolci brame.
Te'n vai ed io ho ben capito
Di non tener dietro al tuo passo,
Per me perduta in eterno
Della mia anima, tu sposa!
A me la colpa vista averti,
E mai me la perdonerò,
L'azzurro sogno sconterò,
La destra sporta nei deserti.
E a me risorgerai, icona
Della per sempre Immacolata,
Sulla tia fronte la corona -
Dove te'nvai? Quando verrai?
LA MIA VITA FU LUCE
La vita mia fu luce e il cielo mi fu azzurro,
La speranza, stella d’oro, mi riluceva nel petto,
Sino a che all’anima mia d’un tratto apparisti,
O angelo caduto!
E due stelle nere luccicarono in nero fuoco
Nel cielo della mia vita. - Un’altra volta il genio della fortuna
Mi lascia solo nel mondo, dispare in abisso
Di nube e di sogno.
Uno strizzar del tuo sguardo mi ha rabbuiato la vita,
Dal mio seno la divina speranza è fuggita;
La fortuna ha spento la tua stella… Tu mi amassi, almeno,
O angelo di amarezza!
Ma no!… Dal mio buio mondo tu voli nel tuo cammino;
Sotto il tuo passo arena d’oro calcherai
Mentre io, perduto nella notte, non spero più nulla,
E in eterno ti sogno.
CHE ALMA TRISTE...
Che alma triste m'hanno dato
Parenti di parenti,
Si da accoglier in se stessa
Un mare di tormenti.
Che alma triste e senza senso
E da qual loto inerte,
Che dopo tante illusioni
Pur spera al deserto?
Come non sente la condanna
Dell'incessante pena?
O, flutti dell'augusto mare,
Portatemi con voi !
FIORE AZZURRO
-Ma ti sei ancor tuffato
Nelle stelle nubi e cieli?
Bada a non dimenticarmi,
Alma della vita mia.
E'invan che fiumi al sole
Nel pensiero tuo ammuchi
E gli ermi piani assiri
E i tenebrosi mari;
Le piramidi invecchiate
Si slancian nel ciel il colmo:
Non cercar lontano un mondo
La felicita,amato!
Cose disse la fanciulla,
Carezzandomi i capelli.
Ah! com'era vero; risi
Non potevo dir piu nulla.
Su al bosco che verdeggia,
Piangon nelle valli polle,
E la roccia par s'avventi
Al magnigico burrone.
Nella radura del bosco,
Presso il celeste stagno
Sederem tra molli giunchi
E tra foglie di rovi.
Mi dirai allora fiabe
E bugie senza pari,
A un fior di camomila,
Chiedero se tu mi ami.
E dai raggi del solleone
Sarn rossa come mela,
Sciogliern le chiome d'oro,
Te ne turern la bocca.
Se a me darai un bacio,
Non lo risapri nessuno,
Che sari sott'il cappello-
Chi ne e preoccupato?
Quando sorgeri tra i rami
La notturna luna estiva,
Tu mi cingerai la vita,
Io ti cingero le spalle.
Sotto volte di fogliami
Scenderemo al villaggio,
Ci darem tra via baci
Dolci, come i fiori arcani.
Giunti innanzi alla porta,
Parlerem nel fitto buio;
Non badi a noi nessuno,
Chi ci pensa che ti voglio?
Anche un bacio e la perdo...
Palo sotto luna ero!
Come bello, come folle e
Il mio dolce azzurro fiore!
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Sei svanita, meraviglia,
Ed e morto il nostro amore-
Fiore azzurro! fiore azzurro!...
Eppur triste e al mondo!