Credo abbia iniziato il Sindaco di Venezia con la scusa del decoro e il rispetto della città. Poi forse la Cacciarata (chissà che non diventi un neologismo) dell'accordo con Coca-Cola per disseminare Venezia di distributori automatici di questa bevande ben nota per le proprie virtù salutari (e la profonda radice con la cultura italiana), e le polemica che ne è conseguita, ha spostato l'attenzione dal punto di partenza cioè il divieto di consumare cibo in strada.
Ma come dicevo nell'introduzione evidentemente le varie amministrazioni sono molte attente a quanto di stupido propongono i propri colleghi in giro per questa martoriata Italia: a Lucca vogliono vietare il consumo del Kebab, bene allora noi di Milano (che non siamo mica meno fessi!!) rilanciamo e diciamo che allora non si deve consumare per strada neanche la pizza, i panini, i gelati........
Ma dico io, nessuno che a suo tempo abbia pensato, con una scusa simile di vietare i drive-in dei fast food, anzi tutte ste parole straniere, proprio non le vogliamo più!
E sulla discriminazione verso gli stranieri, grazie alla bella alzata di genio contro il kebab, molti ci hanno sguazzato.
E pensare che, così come ben dice Vittorio Castellani, alias Chef Kumalè, "il cibo di strada è una delle più antiche e tradizionali forme con le quali il piacere del cibo si coniuga con quello di vivere le strade, le piazze e le panchine delle città, nei paesi del Mediterraneo, ma anche nelle grandi metropoli occidentali, dalle "Kneipe" di wurstel tedesche, austriache, danesi senza dimenticare i chioschi di aringhe crude con la cipolla, servite a colazione in Olanda o al fish 'n' chips del Regno Unito, nei confronti del quale neppure la Regina Elisabetta ha mai storto il naso!"
Allora forse è bene concentrarsi su quanto di positivo alcune amministrazioni fanno per promuovere questa forma di cultura popolare, ve ne propongo due.
Il Comune di Cesena per esempio ospita il Festival del cibo di strada, rassegna biennale che ad ogni edizione (quella del 2008 era la quinta) si amplia anche come pubblico, diventando di fatto l'unico vero festival con un respiro internazionale, con presenze da diversi paesi del mondo, solo per citarne alcuni: Provenza, Grecia, Kurdistan, Turchia, Marocco Perù, Messico, Thailandia, India.
Da sottilineare anche quanto fatto ad Arezzo dove è stata fondata un'associazione dedita proprio al cibo di strada, con un marchio di qualità per evidenziare le produzioni virtuose, promuoverne la diffusione e difenderne la storia. Così, Massimiliano Ricciarini, funzionario commerciale pentito, ha deciso di dedicarsi alla tutela degli storici cibi da strada che da sempre punteggiano piazze e mercati dalla Val d’ Aosta alla Sicilia. Una ricerca minuziosa, che in poco tempo si è tramutata in un gastronomico filo d’ Arianna, con oltre cinquanta prodotti alimentari a rischio di scomparsa.
Certo qualche distinguo bisogna farlo, non tutto il cibo "mordi e fuggi" è sano e salutare ma anche in questo caso, se il riferimento rimane la tradizione difficilmente si sbaglia.