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11 Gennaio 2012
 

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Articolo pubblicato il 20 Aprile 2009 su www.laculturadelcibo.it

Di torre in torre alla scoperta del Roero.
di Massimo Prandi

Un affascinante viaggio in sei tappe tra storia, paesaggio e tradizioni, per scoprire Alba e le terre del Roero.


Le torri sono l’elemento storico più avvolto di fascino e mistero. È difficile quantificare con certezza storiografica il numero di torri che nei secoli hanno dominato, ma è evidente come la suggestione del nostro originario sky-line sia fitto di elementi verticali, spesso sconosciuti agli abitanti stessi. Torri, simbolo di potenza, ricchezza, dominio, supremazia; ma anche elementi del quotidiano per gli antichi abitanti dei territori locali, da esse difesi, rassicurati nei tempi delle invasioni e delle piccole e grandi guerre. Torri oggi diventate monumenti, spesso segnate dal passare del tempo, che le ha scalfite, indebolite nella propria immagine di robustezza, relegate ad attrazione turistica, soggetto da cartolina, ma che sono diventate parte caratterizzante del panorama, del paesaggio, della consapevolezza umana del proprio intorno.

Torri: un filo conduttore affascinante, ma spesso dimenticato, che guida il turista da Alba verso i paesi del Roero.

Alba è per antonomasia la capitale di Langhe e Roero, punto di riferimento per l’importanza economica e la centralità sociale rispetto al territorio che la circonda. È bello anche pensare che sia stata capitale per le sue torri.

Un tempo era denominata, infatti, "la città dalle cento torri", perché fra il XIII e XIV secolo fu arricchita di molte di queste costruzioni dalle famiglie patrizie, che facevano a gara per dimostrare la loro importanza e grado nobiliare costruendone sempre di più alte ed imponenti. Purtroppo delle mitiche cento torri, oggi, ne sono rimaste solo alcune, spesso ribassate a ricordarne il nome.

Inoltrandosi nel Roero, il territorio che da Alba si estende alla sinistra del Tanaro fino a lambire l’alta pianura che porta a Torino, l’occhio si posa sui numerosi paesi del comprensorio ed è attratto dai tanti campanili, sui quali svettano e spiccano altrettante torri. "Roero", nome assunto dalla nobile famiglia astigiana che sin dal Medioevo è stata la protagonista delle vicende storiche del luogo e che ha eretto e conquistato fortificazioni, castelli e bastioni a difesa ed accrescimento del proprio predominio. E così le torri, simboli del potere degli uomini dominanti del passato, assumono un radicamento più stretto, più nobile, più spirituale con questa terra, nella quale affondano le proprie antiche fondamenta, le proprie radici.

Allontanandosi da Alba, imboccando la strada per Bra, la vista è attratta dalle torri di Monticello d’Alba.

Il castello di questo paese è un esempio tipico di residenza fortificata che conserva ancora i suoi elementi originari, quali le due torri angolari, una rotonda e l’altra quadrata, le profonde caditoie a fronte ed i bastioni che accentuano il risalto della struttura monumentale.

Percorrendo la strada che porta a Corneliano d’Alba, per lungo tratto ancora accompagnati all’orizzonte dalle torri di Monticello, ecco profilarsi l’ennesimo torrione: solidamente strutturato, poggia sulla sommità di una ripida collina, alle cui pendici si estendono le case del paese.

Colpisce immediatamente la sua forma decagonale e la sua solitudine: del forte ad esso affiancato non rimane più traccia (foto a lato).

 

 

Arrivando a Baldissero d’Alba, lo sguardo nota le tre torri dell’antico castello.A questa costruzione, oggi adibita a dimora privata, è legata la presenza di Obertino, che nel XV secolo fu signore del luogo e si macchiò di una triste fama di tiranno. Il detto popolare "Sun finì i temp’d Bertin", ancora oggi ricordato a memoria di questo personaggio, sta a significare che sono terminati i tempi delle ingiustizie, dei soprusi e delle tirannie.

 

A Montaldo Roero spicca in posizione suggestiva e visibile a grande distanza una torre, testimone dell’esistenza di un antico forte, documentato già nella seconda metà del 1100, ma di cui il tempo ha cancellato ogni traccia (foto di testata).

Spingendosi al limite tra collina e pianura, si raggiunge Sommaria Bosco. Qui, salendo per una strada ciottolosa verso la Chiesa parrocchiale, si costeggia un vecchio muro, che contiene un terrapieno su cui poggia il castello (X sec.). Il verde in cui è immerso e le mura che lo delimitano non impediscono di osservare la sommità della massiccia costruzione, su cui domina l’imponenete torrione.

In sei tappe si conclude questo breve viaggio alla scoperta del Roero, attraverso le sue torri, frammenti della antica storia del luogo, sopravvissute al tempo nella loro piena maestosità e presenti, così, prepotentemente a sorvegliare ancora i nostri giorni. Un filo conduttore, le torri, che uniscono simbolicamente e materialmente terra e cielo, passato e presente, paure e speranze di ieri e di oggi, così immobili, ma sempre slanciate e protese ad un nuovo domani che sta per sorgere.



di Massimo Prandi
massimo.prandi@laculturadelcibo.it
20 Aprile 2009

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