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pubblicato il 18 Aprile 2009 su www.laculturadelcibo.it |
IL MONDO VITIVINICOLO RICORDA LEONARDO SCIASCIA
di Piera Genta
Nel ventennale della morte di Leonardo Sciascia, il Vinitaly edizione 2009 ha ricordato lo scrittore siciliano con un convegno ed una bottiglia commemorativa.
Sicuramente molti si chiedono cosa c’entra Leonardo Sciascia con il mondo del vino.
Apparentemente poco o nulla, come fa anche notare lo scrittore Natale Tedesco.
Invece per un lettore attento moltissimi sono i temi legati alla ruralita’, gli accenni ai prodotti della terra siciliana, ai colori che richiamano la sua Sicilia e che ritroviamo nei titoli di alcune sue opere: Il mare colore del vino (1973), "...forse l'effetto, come di vino, che un mare come questo produce: non ubriaca, si impadronisce dei pensieri, suscita antica saggezza"; Occhio di capra (1990), un modo di dire quando il sole al tramonto e’ tagliato obliquamente da strisce di nuvole e si tinge di rosso giallastro.
Leonardo Sciascia, nato nel 1921 a Recalmuto, un paese nell’entroterra di Agrigento conosciuto per le sue miniere di zolfo e di sale e morto a Palermo nel 1989, e’ stato scrittore, saggista, politico, giornalista.
Da giovane ha lavorato al Consorzio agrario nell’Ufficio Ammasso del grano, un osservatorio privilegiato per conoscere alcuni aspetti legati al mondo contadino, ed ecco i riferimenti in Ciascuno il suo (1966) al grano maiorchino “C'è gente che in vita sua ha mangiato magari una mezza salma di grano maiorchino fatto ad ostie”.
Tutto questo viene messo in evidenza durante il convegno dai relatori che parlano di lui come di uomo taciturno, riservato, lontano dai salotti, ma generoso e disponibile, pronto ad aiutare i giovanni, dalla penna tagliente e dai molti interessi: la testimonianza di Pino Khail, direttore della rivista Civilta’ del bere che ricorda il suo incontro con Leonardo Sciascia, uomo cauto, difficile che aveva accettato l’incontro solo perche’ poteva parlare del vino siciliano.
Lui astemio, che aveva un rapporto visuale con il vino della sua terra, e da quell’incontro e’ nato un profondo articolo pubblicato su Civilta’ del bere e diventato anche l’introduzione di una pubblicazione sui vini siciliani edita dalla Regione Siciliana.
Paolo Massobrio, giornalista e scrittore ne delinea un parallelo con Cesare Pavese e Davide Lajolo, due scrittori piemontesi, che come Sciascia hanno questo forte legame con il territorio.
Gianola Nonino, della famiglia di distillatori che ha istituito nel 1977 il premio Nonino per la letteratura vinto nel 1983 da Leonardo Sciascia con Kermesse, un almanacco di voci e modi di dire di Racalmuto. Un premio che lui, cosi’ restio a comparire, ha accettato ed e’ andato a ritirare, in quella occasione affermo’ che “la civiltà contadina non è morta,… nello stesso momento in cui morirà la civiltà contadina morirà anche l’uomo”.
Continua Gianola Nonino – e’ stato travolto dall’esuberanza della mia famiglia, ne e’ diventato un amico tanto da ritornare, con la moglie ed i nipotini, in quel Friuli cosi’ lontano dalla Sicilia per un breve soggiorno e nella nostra casa ha scritto Il Cavaliere e la morte.
Salvatore Vullo dell’Associazione Amici di Sciascia ricorda che era un grande conoscitore della cucina siciliana, un gourmet, un esaltatore dei prodotti agroalimentari: la cioccolata di Modica e la pasticceria modicana, le granite al limone, i taralli dolci del pasticcere Pino…
Per il ventennale della sua morte, la Cantina sociale La Torre di Racalmuto in collaborazione con gli Amici di Leonardo Sciascia ha presentato una bottiglia celebrativa, confezione speciale fuori commercio, la cui etichetta e’ tratta da una incisione del ragusano Sandro Bracchitta, vincitore nel 2006 del Premio internazionale Leonardo Sciascia Amateur d'Estampes per ricordare la passione di Leonardo Sciascia per l'incisione originale d'arte.
Il vino e’ Nero d’Avola 2006 igt ottenuto da uve coltivate nelle terre della Noce, la localita’ amata dallo scrittore dove vi aveva fatto costruire la sua casa di campagna. “….La campagna della Noce era rigogliosa: dalle sue vigne veniva, e viene, il miglior vino che si produca nel circondario; un vino fortissimo e dolce…. e uno non finirebbe mai di bere Il paesaggio è quello della Sicilia interna: colline rocciose sparse di mandorli e olivi, di vigne…”
Questo evento, come tutti gli altri dell'anno sciasciano, è idealmente sostenuto da un Manifesto redatto per ricordare dello scrittore di Racalmuto il talento letterario, l'autorità morale, il rispetto per la parola, la difesa del diritto, l'ossessione per la giusta giustizia, l'attenzione per il riscatto dalla violenza del potere e dalla complice indifferenza, tratti questi che hanno caratterizzato l'intera opera letteraria e l'impegno di una vita.
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