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N. 01
11 Gennaio 2012
 

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Articolo pubblicato il 14 Aprile 2009 su www.laculturadelcibo.it

La processionaria: un insetto pericoloso per gli alberi, l'uomo, gli animali.
di Carlo Miola

Il bruco, che possiamo facilmente incontrare durante una passeggiata in campagna, è ricoperto da peli uricanti e secerne una tossina capace di creare gravi danni anche in seguito ad un fugace contatto.


In questi giorni di primavera, se amate passeggiare all’aria aperta con il vostro fedele compagno a quattro zampe, vi potrà capitare di imbattervi in una fila di curiosi bruchi pelosi: le processionarie. Cercate di evitare il contatto con questi i bruchi: infatti sono molto pericolosi sia per noi e che per i nostri animali.

Il nome comune di processionaria è dovuto alla caratteristica disposizione che assumono i bruchi quando, marciando sul terreno, procedono tutti in fila ordinata. Per quanto riguarda la processionaria del pino, ogni individuo segue il precedente; la processionaria della quercia invece si sposta in modo differente e dietro il bruco capofila seguono due, poi tre, poi tanti individui (fino a venti bruchi affiancati), per poi diminuire ordinatamente fino a che un solo bruco chiude la "processione".

 

 

 

 

 

Processionaria del pino (larve)                                   Processionaria della quercia (larve)

La processionaria del pino abita prevalentemente il pino nero e il pino silvestre, ma è possibile che il parassita attacchi occasionalmente larici e cedri. Questi parassiti sono molto dannosi per i boschi perché si nutrono delle foglie degli alberi che infestano e sono capaci di privare interi alberi dei loro aghi. L’infestazione è particolarmente diffusa lungo le alberature stradali e nelle aree marginali delle formazioni boscose.

 

 


 

La processionaria, come la possiamo incontrare durante le nostre passeggiate, non è altro che la forma larvale di una farfalla notturna.
La metamorfosi da larva ad adulto avviene nei mesi di luglio-agosto; poi dai bozzoli interrati emergono le falene.  L’adulto ha ali larghe 3-4 cm, di colore grigio con delle striature marroni. La vita della farfalla è molto breve e non dura più di 2 giorni: in questa fase le femmine sono si recano sugli alberi ad alto fusto, dove vengono in seguito raggiunte e fecondate dal maschio.

Ogni femmina produce un "ammasso" di uova che viene fissato ad un ramo dell'albero ospitante. Dall’uovo, dopo almeno 4 settimane (quindi nel mese di settembre) nascono le larve. Nonostante la modesta dimensione, le larve sono dotate di forti mandibole in grado di fagocitare i duri aghi già subito dopo la nascita.
In poco tempo, spogliato completamente un ramo, si muovono in fila alla ricerca di nuovo nutrimento.

I bruchi vivono in gruppo. Inizialmente sono nomadi, spostandosi di ramo in ramo costruendo nuovi nidi provvisori, ma intorno alla fine di ottobre formano un nido che ha l’aspetto di un grosso bozzolo setoso e può raggiungere dimensioni davvero ragguardevoli. Nel nido le larve trascorrono tutto l’inverno, per riprendere la loro attività in primavera.

Le processionarie, in genere verso la fine di marzo, lasciano il nido ed iniziano la loro migrazione verso il luogo in cui tesseranno il bozzolo: è durante questa migrazione che ci potrà capitare di incontrarle.
Trovato un posto adatto, si interrano ad una profondità variabile di circa 15 cm. Lo stato di crisalide ha durata di circa un mese, ma può prolungarsi anche per uno o più anni.
L’insetto, raggiunta la maturità, esce dal bozzolo come farfalla e con la riproduzione ha inizio nuovamente il suo ciclo biologico.

La pericolosità dell’insetto per l’uomo e per gli animali è data dal fatto che durante tutte la loro forma larvale, le processionarie sono ricoperte di peli urticanti e per difendersi dai predatori secernono tossine.
I peli si separano facilmente dalla larva a causa del contatto o più semplicemente durante la migrazione dei bruchi sul terreno: quindi in zone particolarmente infestate non è necessario il contatto direttamente con il parassita, ma è sufficiente quello con i peli diffusi nell’ambiente. La particolare struttura uncinata consente ai peli di attaccarsi facilmente a pelle e mucose, provocando reazioni anche gravi.
Chi ha avuto in passato contatti con la processionaria, presenta a successivi contatti reazioni peggiori. In casi gravi può verificarsi uno shock anafilattico, con pericolo di morte.

Diversi sono i sintomi che si manifestano a seconda della zona del corpo interessata.
Per l’uomo, in caso di contatto con la pelle, appare una dolorosa eruzione cutanea con forte prurito. In caso di contatto con gli occhi si sviluppa rapidamente congiuntivite. Se un pelo urticante arriva in profondità del tessuto oculare, si verificano gravi reazioni infiammatorie e, in rari e gravi casi, questo può causare anche cecità.
In caso di inalazione, i peli urticanti irriteranno le vie respiratorie: starnuti, mal di gola, difficoltà nella deglutizione ed eventualmente difficoltà respiratoria (come una crisi asmatica) sono i sintomi più classici.
Al contatto con la cute è possibile il verificarsi di una dermatite pruriginosa anche nei nostri animali, ma per loro fortuna i cani sono ricoperti dal pelo, che in parte li protegge dal contatto con gli agenti urticanti. E’ quindi possibile notare irritazione cutanea solo in zone prive di pelo come l’addome, il tartufo e la parte dorsale del naso, gli spazi interdigitali.
I sintomi di contatto con occhi e mucose respiratorie sono gli stessi descritti già per l’uomo.
Il caso che tuttavia si manifesta con maggiore frequenza in medicina veterinaria (quello decisamente meno probabile nell’uomo)  è il contatto con la mucosa orale in seguito ad ingestione delle larve. Cavalli e cani possono ingerire accidentalmente le larve brucando l’erba o rosicchiando pigne. Spesso i cani cercano di giocare con questi insetti: la loro attenzione viene attirata dalla curiosa processione di bruchi in movimento. In caso di ingestione si può manifestare irritazione, ulcerazioni e altri danni in tutto l’apparato digestivo.
Il primo sintomo è la scialorrea (salivazione abbondantissima) che insorge improvvisamente ed è causata dal semplice contatto con la mucosa orale. Frequentemente si possono produrre ulcerazioni e irritazioni sulle gengive e sulle labbra; talvolta le ulcerazioni evolvono in veri e propri danni necrotici con perdita di porzioni anche estese della lingua.
L’ingestione è spesso accompagnata da vomito, dolore addominale, inappetenza, diarrea: in questo caso i sintomi possono anche perdurare per diversi giorni.
In caso di contatto con la cute (sia delle persone che dell’animale) è importante rimuovere immediatamente i parassiti, lavare abbondantemente con acqua e asportare eventuali peli urticanti residui con uso di strisce adesive (nastro adesivo come per effettuare una ceretta).
In caso di ingestione è importante cercare di rimuovere bruchi eventualmente presenti ancora nel cavo orale; è fondamentale l’utilizzo di guanti per non rimanere urticati a nostra volta.
In qualsiasi caso di contatto con presenza di sintomi è fondamentale consultare il medico (o nel caso degli animali, il veterinario) al più presto.
Non esistono antidoti per la tossina che può solo essere inattivata da temperature superiori ai 60 gradi centigradi. Il lavaggio con una soluzione di bicarbonato può essere efficace in caso di contatto con la cute, ma risulta difficilmente applicabile in caso di ingestione o contatto con la mucosa orale. Quindi la terapia è rivolta a diminuire i sintomi e prevenire le complicanze: antiemetici, gastroprotettori, gel orali per la medicazione delle ferite alla mucosa buccale, antibiotici e antinfiammatori steroidei (cortisonici) sono i farmaci più utilizzati in questi casi.



di Carlo Miola
carlo.miola@laculturadelcibo.it
14 Aprile 2009

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