Supersize Me, è un film-documentario molto interessante.
Con uno stile semplice, il protagonista e autore, Morgan Spurlock, descrive un suo esperimento: si sottopone per un mese ad una dieta forzata a base di junk food, espressione con cui gli anglofoni indicano il cibo di bassa qualità dei fast food. Il tutto avviene sotto il controllo di un’equipe medica, formata da tre diversi specialisti.
Il documentario nasce dalla necessità primaria di porre un freno allo sviluppo dei fast food negli Stati Uniti, facendo conoscere al mondo quali sono i rischi legati alla “dieta da fast food”.
I dati sono allarmanti:
• Circa 100 milioni di americani sono sovrappeso o obesi, vale a dire più del 60% degli adulti; inoltre, a partire dal 2000, il Professor David Satcher, ex autorità governativa per la Sanità negli USA, ha parlato di obesità come di una epidemia nazionale;
• Dal 1980 il numero totale delle persone sovrappeso è raddoppiato e questo non riguarda solo gli adulti; infatti anche i bambini obesi sono raddoppiati e gli adolescenti sono addirittura triplicati;
• In America l’obesità rappresenta la seconda causa di morte dopo il fumo: oltre 400.000 persone muoiono all’anno per malattie ad essa collegate;
• Il 60% degli americani non fanno attività fisica;
• Alcuni problemi legati all’aumento eccessivo di peso sono: ipertensione, cardiopatia coronaria, ictus, malattie della vescica biliare, osteoartrite, apnea del sonno, problemi respiratori, cancro all’utero, al seno, alla prostata, al colon, dislipidemia, steatoepatite, policisti ovarica, infertilità e diabete.
Inoltre:
• Solo McDonald’s è presente nel mondo con 30.000 ristoranti in oltre 100 Paesi sparsi nei sei continenti;
• Solo McDonald’s copre in America il 43% dei fast food ed è presente perfino negli ospedali; per fare un esempio, nella sola Manhattan (60km2) ci sono 83 McDonald’s, vale a dire quasi due per km2;
Qual è quindi il legame tra obesità e fast food?
Esso viene spiegato con chiarezza nel documentario, i cui risultati sono sorprendenti: Spurlock, dopo un mese in cui mangia tre volte al giorno solo da McDonald’s menù Supersize (quelli per i più affamati per intenderci), aumenta di 11 kg di peso, ha il fegato ingrossato, il colesterolo è salito vertiginosamente, la percentuale di grasso corporeo è passata dall’11 al 18%, il rischio di contrarre malattie cardio-vascolari è raddoppiato (=sono doppie le probabilità di avere un infarto); a tutto ciò si sommano depressione, stanchezza, umore instabile e problemi nell’attività sessuale.
Ma quindi, che fare?
Risposta: EDUCARE
Ma perché? Se i dati non bastano, diamo un altro motivo: perché con la salute non si gioca e il primo destinatario da coinvolgere deve essere proprio il soggetto più ribelle, ma anche quello più debole, il giovane, che preferisce le patate fritte del fast food a quelle della mamma e che giudica indifferente un hamburger da un piatto tipico, anzi preferisce il primo perché standard, economico, di moda e quindi poco culturalmente impegnativo.
Per questo diventa urgente intervenire nei primi anni di vita e accostarsi all’istituzione scolastica, che – anche in Italia - fatica ad accettare il tema dell’alimentazione come basilare.
Cosa servono tante ore di educazione fisica se alla base c’è un’alimentazione a base di surgelati, cibi precotti e merendine confezionate?
La scuola deve liberarsi dall’idea che il fisico sia meno importante della mente e cominciare a trasmettere idee ai giovani che, nonostante facciano spesso a pugni con quello vedono pubblicizzato alla televisione e che mangiano in casa, diano loro la consapevolezza dell’importanza concreta sul loro fisico e futuro di un’alimentazione corretta.
Ancora una volta quindi, in una parola: bisogna INFORMARE.
Un ultimo consiglio per voi è quello di vedere il film Focaccia Blu, pellicola italiana che racconta come - ad Altamura - una focacceria sia riuscita a far fallire un fast food. Un esempio tutto italiano della rivolta contro le grandi catene americane.