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11 Gennaio 2012
 

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Articolo pubblicato il 16 Marzo 2009 su www.laculturadelcibo.it

Arriva la primavera e con essa le zanzare: la filariosi nei nostri animali domestici...
di Carlo Miola

La filariosi può colpire cani, gatti, furetti. La profilassi, che deve iniziare nei mesi di marzo ed aprile, è l'unico sistema economico, sicuro ed efficace per proteggere i nostri animali da questa grave malattia parassitaria.



La bella stagione sta iniziando e con essa si ripresentano gli insetti che possono infastidire noi ed i nostri animali.

Chiunque ormai sa che per prevenire l’infestazione da pulci e zecche nel cane e nel gatto è importantissimo somministrare mensilmente all’animale un antiparassitario in gocce (spot-on) oppure applicare all’animale all’inizio della stagione primaverile un collare antizecche/antipulci.
Ma pulci e zecche non sono gli unici insetti che possono costituire un pericolo per i nostri amici a quattro zampe.
Anche zanzare e flebotomi (pappataci) sono vettori di due importanti malattie: la filariosi e la leishmaniosi.
In questo articolo parleremo più approfonditamente della filariosi e dei metodi più efficaci per prevenirla; in futuro affronteremo nello specifico anche la leishmaniosi.

Le filariosi sono un gruppo di malattie parassitarie che colpiscono il cane, il gatto, il furetto, l’uomo ed altri animali.
Nei nostri animali domestici sono sostenute dalle forme adulte di due specie di vermi tondi: Dirofilaria immitis e Dirofilaria repens.

Dirofilaria immitis si localizza nelle arterie polmonari, nella vena cava e nel cuore e provoca la filariasi cardio-polmonare, i cui principali sintomi sono quelli dell’insufficienza cardiaca.
Nelle fasi iniziali della malattia può comparire affaticamento, tosse, dimagramento; la sintomatologia può però aggravarsi fino all’insufficienza cardiaca, con svenimenti, grave debilitazione, ascite (raccolta di liquido in cavità addominale).
La morte dell’animale può avvenire anche repentinamente, per rottura della parete del cuore. L’insorgenza dei sintomi è solitamente molto lenta: la malattia ha 6-12 mesi di incubazione e può rimanere latente anche per anni; per questo è importante ogni anno svolgere un test di controllo per verificare l’eventuale infestazione del proprio animale.

Gli adulti di Dirofilaria repens, la specie meno patogena, si localizzano invece nel sottocute dell’animale.
L’infestazione in questo caso non provoca sintomi, ma questa patologia è una zoonosi (malattia trasmissibile dall’animale agli esseri umani): gli stessi parassiti possono infatti essere responsabili di migrazioni sottocutanee anche nell’uomo.

Il ciclo. Le forme adulte e sessualmente mature di entrambe le specie citate liberano nel sangue dell’animale infestato le microscopiche forme larvali (microfilarie).
La trasmissione della malattia avviene tramite insetti vettori: la zanzara che morde il soggetto malato ingerisce le microfilarie e successivamente compiendo il suo pasto su un animale sano può trasmettere l’infestazione.
Una volta accertata la negatività al test, è importante effettuare la profilassi per la malattia.


 

I farmaci adatti alla profilassi sono di due tipi:

  • Compresse da somministrare 1 volta al mese (la dose di farmaco è sufficiente ad uccidere eventuali forme larvali al di sotto dei 30 giorni di vita, se fossero state iniettate da una zanzara nel mese precedente). La profilassi con compresse deve essere svolta nel periodo di rischio di contagio, ovvero quando sono presenti le zanzare (in generale, alle nostre latitudini, da aprile a novembre, con ovvie variazioni legate al clima del luogo dove vive l’animale).

  • Farmaci iniettabili (il farmaco viene assorbito lentamente e quindi l’iniezione protegge l’animale dal contagio per 12 mesi). L'inoculazione del farmaco viene solitamente effettuata all'inizio della stagione primaverile.

Il test ematico, da effettuare una volta all’anno prima dell’inizio della somministrazione dei farmaci, è utile anche per confermare l’efficacia della profilassi dell’anno precedente.

Il trattamento della filariosi cardio-polmonare in fase avanzata (sintomatica) è difficile, costoso e rischioso per l’animale. Il rischio di tromboembolismo polmonare è infatti elevato durante il trattamento, perché i parassiti adulti morenti possono diffondersi nel circolo ematico polmonare. Inoltre il trattamento delle forme avanzate elimina il parassita ma non l’eventuale dilatazione cardiaca che la loro presenza ha provocato: i sintomi dell’insufficienza cardiaca residuano spesso anche dopo il trattamento.
Per questi motivi è importantissimo applicare correttamente i metodi di profilassi, che risultano essere ad oggi il sistema meno costoso, più sicuro ed efficace per proteggere i nostri animali da questa grave malattia parassitaria.

Nel gatto e nel furetto la filariosi cardiopolmonare è stata segnalata con frequenza decisamente inferiore rispetto all'infestazione nel cane, perchè questi animali risultano più "resistenti" al contagio. Comunque se colpiti, gatto e furetto sviluppano la sintomatologia più precocemente ed in forma più grave rispetto al cane. Pertanto la profilassi viene consigliata in situazioni di particolare rischio epidemiologico. 

La filariosi è assai diffusa in Italia; sono particolarmente a rischio le zone umide e tutta la pianura padana: chiedete al vostro veterinario di fiducia informazioni a riguardo, per accertarvi se la malattia sia presente anche dove il vostro animale vive o dove volete recarvi in vacanza con lui e quali provvedimenti sia necessario adottare per la prevenzione.

Durante tutto il mese di marzo vi ricordiamo che è possibile ottenere gratuitamente una visita generale del proprio animale e tutte le informazioni riguardo la prevenzione delle principali malattie recandosi da uno dei veterinari che hanno aderito all’iniziativa “La stagione della prevenzione”.


Per avere ulteriori informazioni riguardo a questa iniziativa clicca qui.
oppure visita il sito www.stagionedellaprevenzione.it

Per trovare il veterinario che ha aderito all’iniziativa e si trova più vicino a casa tua clicca qui.



di Carlo Miola
carlo.miola@laculturadelcibo.it
16 Marzo 2009

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