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pubblicato il 15 Maggio 2010 su www.laculturadelcibo.it |
CONOSCERE LE ERBE SELVATICHE CHE POSSIAMO UTILIZZARE IN CUCINA
di Simone Alessandria
Una breve rassegna delle erbe e delle piante che crescono spontaneamente nei prati e nei boschi che possiamo utilizzare in cucina.
"Paradone", "livertin", nomi strani per indicare erbe che si sviluppano nei prati o ai bordi dei ruscelli e fiori di acacia, ingredienti poveri per creare piatti eccezionali.
Le “paradone” sono le foglie della pianta del papavero comune o rosolaccio (Papaver rhoeas). Esse vanno raccolte ancora quando sono di piccole dimensioni e soprattutto prima che si differenzi l’apice fiorale e che fioriscano. In Piemonte queste erbe si sviluppano nei mesi di marzo e aprile e in questo periodo lo stelo del fiore non è ancora formato.
 Pianta di papavero comune o rosolaccio
Molti lo chiamano asparago selvatico, in realtà si tratta del luppolo (Humulus lupulus), una pianta spontanea rampicante che cresce lungo i bordi dei ruscelli e nelle zone umide. In Piemonte il luppolo si sviluppa nei mesi di aprile e maggio e i germogli vanno raccolti proprio in questo periodo perché sono molto teneri. I “livertin” sono ricoperti da una leggera peluria e si riconoscono perché pendono verso il basso quando sono appena spuntati dal terreno mentre, in seguito, tendono ad attorcigliarsi a rami e piante che si trovano in prossimità della loro presenza.
 Germogli di luppolo L'acacia o gaggia (Robinia pseudoacacia) produce nel mese di maggio in Piemonte fiori bianchi estremamente profumati e raccolti in grappoli la cui fioritura dura soltanto pochi giorni. In questo periodo possiamo raccoglierli staccando dai rami della pianta il grappolo intero dal quale sgraneremo poi i fiori che potremo utilizzare per preparare una frittata primaverile dal profumo intenso.
 Fiori di acacia o gaggia
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