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11 Gennaio 2012
 

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Articolo pubblicato il 15 Marzo 2009 su www.laculturadelcibo.it

Teobaldo Cappellano: addio al Re del Barolo Chinato
di Giuseppe Clementino

Teobaldo ci ha lasciato il 21 febbraio scorso. Domenico Musci, amico di lunga data, ci parla di quello che universalmente veniva considerato il suo più grande prodotto.


 

Chi ha conosciuto Teobaldo Cappellano non può dimenticare il suo sorriso benevolo, la sua disponibilità ed anche la sua franchezza che aggiunge alla qualità di viticultore appassionato lo hanno reso autentico personaggio. Dispiace riconoscere qualità così squisite nel momento della prematura scomparsa ma sono apprezzamenti e sentimenti che si conservano discretamente e genuinamente.

"La Stampa" nel dare la notizia della sua morte il 21 febbraio 2009 a soli 65 anni nell'Ospedale di Alba, ha concentrato nel titolo "Addio al Re del Barolo Chinato" la indiscussa fama e superiorità del prodotto più conosciuto di Cappellano, magnificando la sua personalità: "era il volto e l'anima del Barolo Chinato", il custode di una ricetta messa a punto nel 1895.

Era il volto sorridente del Barolo, "tradizionalista" convinto, era nato ad Asmara nel 1944.

La sua ricetta del Barolo Chinato risale al prozio Giuseppe Cappellano, dottore in farmacia, speziale in Alba, riconosciuto studioso di agraria ed enologia. Egli per primo produsse l'attuale "aperitivo-digestivo", unico inimitato ed inimitabile, che divenne, già nei primi anni di questo secolo, tradizione delle terre d'Alba.

Le numerose e diverse ricette sulla scia di Cappellano hanno l'unico legame nell'utilizzo della "corteccia di China Calissaia".

 

La descrizione tratta da una etichetta precisa, oltre all'origine storica, alcuni modi di gustare il "Barolo Chinato Cappellano":viene prodotto dalla nostra azienda artigiana con Barolo, corteccia di China Calissaia ed altri aromatizzanti selezionati. Questi ultimi gli conferiscono quei caratteri esclusivi di tipicità che la rendono unica. E' un eccellente vino da dessert ed un gradevole ed efficace stimolante dell'appetito e della digestione. Portato ad ebollizione può essere poi servito caldo come "Vin Brulè" (un'antica tradizione lo vuole somministrato in caso di raffreddore o influenza, alla sera, prima di coricarsi nella dose di una tazzina) oppure impiegato (nella misura di due cucchiai per ogni rosso d'uovo) nella preparazione di deliziosi e ricostituenti zabaioni. Ingrediente di grande personalità nei cocktails, diventa infine ottima bevanda dissetante se allungato con acqua di selz e servito con due cubetti di giaccio e una fettina di Limone"

Sempre in Etichetta sono indicati i gradi alcolici, 17,5% e zucchero 18%.

 

Il ricordo di Domenico Musci.

 



di Giuseppe Clementino
giuseppe.clementino@laculturadelcibo.it
15 Marzo 2009

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