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pubblicato il 19 Aprile 2010 su www.laculturadelcibo.it |
Rubens il pittore del mito
di Stella Isoppo
L'unione della Terra con l'Acqua.
Una grande mostra, che si terrà fino al 25 Luglio a Como (presso Villa Olmo), celebra il pittore Peter Paul Rubens (1577, Siegen - 1640, Anversa, Germania). Figlio di una famiglia borghese Rubens può accedere ad una formazione pittorica di rilievo, completata con un viaggio in Italia dove ebbe modo di ammirare i capolavori dell’arte classica. In Italia poi trovò lavoro presso la corte Gonzaga di Mantova. Tornò quindi in patria per assistere la madre malata, fu proprio ad Anversa che Rubens maturò lo stile che lo rese riconoscibile. Le sue opere iniziarono a riprendere figure mitiche, con grande attenzione alla resa scultorea dei corpi. Il pittore si ispirava così alle statue del periodo ellenistico, che aveva visto a Roma e in tutta Italia. Caratteristica che si può anche vedere nell’opera “L’unione della terra e con l'acqua”(1612-1615, olio su tela, 222,5 x 180,5 cm, Museo Hermitage, San Pietroburgo, Russia). La tela rappresenta Cibele, la dea della Terra, che guarda l’osservatore. Accanto a lei c’è una cornucopia piena di frutti, simbolo della sua fertilità. Da invece le spalle a chi guarda, Nettuno, dio del mare, identificato dal tridente. Elemento che simboleggia il suo triplice potere sul mare. Nettuno infatti placava, reggeva e agitava il mare. Davanti a lui, immerso nell’acqua, c’è suo figlio Tritone. Il quale suona una conchiglia, come se fosse un corno, metodo che lui usava per placare le onde su ordine del padre. Alle spalle di Cibele, invece, c’è una figura alata, una Vittoria, che celebra con una corona l’unione tra i due dei. Nella realtà, forse, con le figure del mito Rubens voleva celebrare la sua città: Anversa, la cui ricchezza derivava sia dal commercio via mare che da quello terrestre, ecco che dunque l’acqua che esce dall’anfora, tra i due dei, altro non sarebbe che il fiume della città: Schelda. Una rappresentazione allegorica, quindi in chiave mitica, della città nel quale Rubens tornò sempre tra un viaggio e l’altro e dove morì, per infarto, nel 1640.
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