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pubblicato il 19 Aprile 2010 su www.laculturadelcibo.it |
IL ''PEPERONE DI PONTECORVO'' PIU' VICINO ALLA DOP
di Simone Alessandria
Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell`Unione europea la domanda di riconoscimento come DOP per il "Peperone di Pontecorvo".
La denominazione di origine protetta “Peperone di Pontecorvo” designa i frutti ottenuti nella zona delimitata e riferibili alla specie “Capsicum annum” ecotipo locale “Cornetto di Pontecorvo”.
L’area geografica di produzione del “Peperone di Pontecorvo”, ricadente in Provincia di Frosinone, è rappresentata dall’intero territorio amministrativo del comune di Pontecorvo, e da parte del territorio amministrativo dei comuni di Esperia, S. Giorgio a Liri, Pignataro Interamna, Villa S Lucia, Piedimonte S Germano, Aquino, Castrocielo, Roccasecca e San Giovanni Incarico.
La propagazione del “Peperone di Pontecorvo” avviene per seme.
La produzione del seme viene eseguita direttamente in azienda da parte degli agricoltori mediante selezione fenotipica (ottenimento del seme dalle piante migliori).
La semina viene effettuata in semenzaio nel periodo compreso tra il 15 febbraio e il 15 aprile.
Il trapianto delle piantine in pieno campo viene eseguito manualmente o meccanicamente dopo 30-50 giorni dall’emergenza.
Il sesto d’impianto è di 70-90 cm tra le file e 25-40 cm sulla fila, per un investimento non superiore alle 40.000 piante ad ettaro.
È ammessa la coltura in ambiente protetto (tunnel localizzati) che deve essere tolta entro il 31 maggio di ciascuno anno.
La coltura di “Peperone di Pontecorvo” non può succedere, in uno stesso appezzamento, a se stessa, ne ad altre solanacee, prima di 3 anni.
La concimazione della coltura del peperone deve essere impostata con riferimento alle successioni di cicli colturali dell’intera annata agraria.
La lotta alle malerbe viene effettuata con tecniche ecocompatibili quali: mezzi fisici o mezzi manuali. Tuttavia è consentito l’impiego di diserbanti registrati e consentiti dalla normativa vigente, sia in fase di pre-trapianto che in fase di post-trapianto.
Il fabbisogno idrico della coltura del “Peperone di Pontecorvo” è assicurato da apporti idrici compresi tra 400 a 600 metri cubi/ha mediante diversi sistemi, quali: aspersione, scorrimento laterale, a goccia, con turni variabili a seconda dell’andamento climatico e della tessitura del terreno.
La raccolta deve essere manuale ed eseguita scalarmene durante il periodo che va dal 1 luglio al 30 novembre.
I frutti, all’atto della raccolta, devono essere adagiati in contenitori, evitando che durante tale operazione si verifichino sfregamenti con conseguente rottura dei tessuti e fuoriuscita di succhi cellulari. Il prodotto dopo la raccolta non va esposto al sole. Per questi motivi il condizionamento deve avvenire all’interno dell’areale di produzione.
La produzione massima di “Peperone di Pontecorvo” è di 25 t/ha.
Le peculiarità che distinguono il “Peperone di Pontecorvo" dagli altri appartenenti alla stessa specie merceologica sono l’elevata sapidità, la buccia sottile associata ad un’alta digeribilità. Altra particolarità, non certo di minore importanza, è la quantità di buccia che rimane in bocca alla fine della masticazione decisamente inferiore rispetto a tutti gli altri prodotti dello stesso genere. Queste caratteristiche sono strettamente legate alle condizioni pedo-climatiche dell'area. Il peperone, nella zona interessata, viene coltivato in terreni tendenzialmente sciolti e con buon contenuto di argilla, con presenza di calcare, a reazione neutra leggermente alcalina, molto profondi, permeabili e ben drenanti in modo da permettere un rapido smaltimento degli eccessi idrici.
L’origine alluvionale dei terreni, le caratteristiche chimico- fisiche, nonché la buona fertilità degli stessi e le condizioni climatiche di piovosità della zona geografica, rendono possibile la coltivazione di un prodotto con una elevata sapidità. Ai fattori naturali si associa il contributo offerto dal lavoro degli operatori locali che hanno saputo selezionare di anno in anno le bacche migliori, producendo giovani piantine in semenzai accuratamente preparati e scegliendo per queste le cure colturali più adatte. La selezione operata dall’uomo nel tempo ha portato ad esaltare la caratteristiche relativa alla sottigliezza della buccia del Peperone di Pontecorvo e a farlo apprezzare per la sua elevata digeribilità.
La tipologia di confezionamento prevede confezioni da: 200 gr., 1 kg fino a 10 kg in contenitori di cartone, legno o plastica atossica per alimenti, sigillati in modo tale da impedire che il contenuto possa essere estratto senza la rottura dell’involucro medesimo.
Gli imballaggi devono essere puliti, atossici e conformi alle vigenti disposizioni di legge. Il prodotto deve essere privo di corpi estranei.
Il contenuto di ogni imballaggio o di ogni cassetta deve essere omogeneo e contenere solo bacche della stessa categoria di qualità, dello stesso gruppo di colore e dello stesso calibro.
Ogni bacca può essere protetta da carta o da altro materiale idoneo e corredata dal contrassegno del logo.
L’etichetta deve contenere le seguenti informazioni:
- la dicitura “Peperone di Pontecorvo” deve essere apposta con caratteri significativamente maggiori, chiari, indelebili, nettamente distinti da ogni altra dicitura ed essere seguita dalla menzione Denominazione di Origine Protetta e dal suo acronimo DOP;
- il nome, la ragione sociale, l’indirizzo dell’azienda produttrice e confezionatrice;
- la quantità di prodotto contenuta all’origine nei contenitori espressa in conformità delle
E’ ammesso l’utilizzo di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali, marchi privati, purché non abbiano significato laudativo e non siano tali da trarre in inganno l’acquirente.
Il disciplinare di produzione in PDF
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