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pubblicato il 19 Aprile 2010 su www.laculturadelcibo.it |
Una treccia di formaggio
di Stella Isoppo
La Treccia Molisana: un formaggio da record
L’arte casearia italiana spesso riporta esempi di formaggi legati ad un solo comune, che però è importante far conoscere perché comunque fanno parte della cultura enogastronomica del nostro paese. Questo è il caso della Treccia Molisana, produzione per lo più legata al comune di Santa Croce di Magliano (in provincia di Campobasso). Questo formaggio si ottiene a partire da latte vaccino crudo al quale è aggiunta la zizza, ovvero il siero della caseificazione del giorno precedente. A questo punto si procede all’aggiunta del caglio previa riscaldamento. Si procede quindi alla rottura della massa, il siero che sgronda è invece raccolto in un piccolo contenitore. Questo è poi fatto bollire, per poi aggiungerlo poco per volta all’impasto. La massa dopo circa tre ore di riposo è tagliata a strisce, queste quindi sono messe in un recipiente metallico e ricoperte con acqua bollente. Il tutto è reimpastato in modo da formare nuovamente una massa, quindi questa è usata per formare dei filoni di un centimetro di diametro, passati in acqua fredda per farli raffreddare. I filoni sono poi salati in una miscela di acqua e sale e quindi sono intrecciati per ottenere la Treccia finita. Il prodotto finito è consumabile subito o al massimo dopo 6-7 giorni. Il prodotto finito quindi consiste in una treccia di colore bianco latte, tendente al giallognolo dopo alcuni giorni dalla produzione. Tradizione vuole che questo formaggio sia addirittura indossato come cravatta dai Cavalieri durante la Festa della Madonna Incoronata, evento che cade l’ultimo sabato di Aprile. Inoltre nel 2006 è stata prodotta una treccia da record lunga 604 metri e pesante 1500 chili, il tutto impiegando 15000 litri di latte. Grandi numeri per portare alla ribalta delle cronache, una piccola produzione casearia simbolo della tradizione eno-gastronomica, ancora poco conosciuta, della Regione Molise.
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