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11 Gennaio 2012
 

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Articolo pubblicato il 02 Aprile 2010 su www.laculturadelcibo.it

La lattaia di Goya
di Stella Isoppo

Una delle ultime opere del maestro spagnolo


A Milano si celebra con una grande mostra Francisco Goya (1746, Saragozza, Spagna - 1828, Bordeaux, Francia), pittore spagnolo la fortuna del quale si dovrà inizialmente al suo ruolo, seppur sostenuto con fatica, di pittore di corte protetto e favorito dalla nobiltà spagnola. Purtroppo il suo periodo fortunato sarà bruscamente interrotto dall’invasione napoleonica della Spagna (1808) e la cacciata del re. Il pittore vivrà così gli orrori della guerra, l’ingiustizia e la crudeltà.   I Francesi, difatti, non sono quei portatori di libertà che gli Spagnoli credevano, questo stato di cose si trasferisce nelle tele di Goya che si fanno cupe ritraendo violenze, assassini e fucilazioni. Quando la Spagna si libererà dall’invasore, nel 1819, col ritorno del re Goya pensava di recuperare il suo ruolo a corte. Non sarà però così, perché il pittore era visto con sospetto dai nuovi regnanti. Quindi Goya malato, diventerà a causa della malattia sordo, oltre che privato del suo ruolo di pittore di corte, e si ritirerà nella sua casa in campagna, portando avanti una pittura cupa e con temi occulti. Tornerà a opere più serene, come quelle dei primi tempi, ormai anziano.
Per esempio dipinge, a 82 anni, La Lattaia (1827, Olio su tela, 76x 68 cm, Museo del Prado, Madrid). Tela nella quale Goya ritrae una ragazza che a dorso di mulo porta il latte, si noti il contenitore sul fianco dell’animale. Probabilmente è una contadina che sta portando il latte in città per rivenderlo. La figura si staglia su un cielo intenso, il quale si illumina intorno alla ragazza. La luminosità è ottenuta da Goya impastando amido e sabbia al colore ad olio. La ragazza è presentata con le labbra leggermente schiuse, in un gemito che non sappiamo interpretare, mentre i suoi occhi sono pieni di desiderio mischiato a languore. Un’opera quindi dai temi più sereni, uno spaccato di vita quotidiana e un ritratto della giovinezza. Siamo ben lontani dai temi e cupi degli anni precedenti, il maestro negli ultimi giorni di vita vuole ritornare alle cose belle e luminose, come appunto una giovane popolana, colta in tutta la sua bella semplicità.


di Stella Isoppo
stella.isoppo@laculturadelcibo.it
02 Aprile 2010

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