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11 Gennaio 2012
 

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Articolo pubblicato il 18 Marzo 2010 su www.laculturadelcibo.it

PUBBLICATA LA DOMANDA PER L'IGP AL MARRONE DELLA VALLE DI SUSA
di Simone Alessandria

E' stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea la domanda per il riconoscimento dell'Indicazione Geografica Protetta al "Marrone della Valle di Susa".


La denominazione "Marrone della Valle di Susa" designa il frutto ottenuto con ecotipi locali correntemente designati col nome del comune di provenienza e precisamente sono Marrone di San Giorio di Susa, Marrone di Meana di Susa, Marrone di Sant’Antonino di Susa, Marrone di Bruzolo e Marrone di Villar Focchiardo.

Il "Marrone della Valle di Susa" deve, possedere, le seguenti caratteristiche:
  • Numero di frutti per riccio in nessun caso superiore a tre
  • Forma elissoidale, apice poco pronunciato con presenza di tomento, terminante con residui stilari (torcia) anch'essi tomentosi ( con una faccia laterale tendenzialmente piatta, l'altra marcatamente convessa)
  • Pericarpo di colore marrone - avana con tendenza al rossiccio, sottile, con striature fitte rilevate e di colore più scuro, in numero variabile 25 - 30, (facilmente distaccabile dall'episperma)
  • Episperma di colore nocciola camosciato, poco invaginato e che si separa facilmente dal seme
  • Cicatrice ilare (base) di forma ellittica che tende al rettangolare con dimensioni tali da non debordare sulle facce laterali, generalmente piatta e di colore più chiaro del pericarpo, con residua pelosità al contorno
  • Raggiatura stellare medio - grande, evidente, i raggi arrivano fin quasi alla linea di contorno
  • Pezzatura medio - grossa: non più di 85 frutti/kg, con tolleranza non superiore al 10% del numero di frutti per Kg
  • Il seme, uno per frutto, presenta polpa bianca o bianco - crema, croccante e di gradevole sapore dolce con superficie quasi priva di solcature; limitati i frutti con seme diviso (settato) che non devono essere superiori al 10% come non sono ammessi difetti interni ed esterni maggiori del 10% (frutti bacati, ammuffiti, attaccati dal nerume).
La zona di produzione del "Marrone della Valle di Susa" comprende l'intero territorio dei seguenti comuni in provincia di Torino: Almese, Avigliana, Borgone Susa, Bruzolo, Bussoleno, Caprie, Chianocco, Chiomonte, Chiusa San Michele, Condove, Exilles, Giaglione, Gravere, Mattie, Meana di Susa, Mompantero, Novalesa, Rubiana, Salbertrand, San Didero, San Giorio di Susa, Sant’Ambrogio di Torino, Sant’Antonino di Susa, Susa, Vaie, Venaus, Villar Dora, Villar Focchiardo.


Sono da considerarsi idonei i castagneti da frutto ubicati in una fascia prealpina situata a quote  comprese tra i 350 ed i 1.050 m.s.l.m., su terreni aventi giacitura a franapoggio con pendenze dal 5
al 65 %, esposizioni prevalenti di N/E – N/O – S/E e S/O e terreni ricchi in scheletro, sabbia e limo glaciale, generalmente acidi e subacidi ,derivanti in prevalenza da calcescisti con rocce verdi, gneiss e micascisti con sostanza organica ben incorporata.

Il numero di piante in produzione per ettaro non può superare le 120 unità nei vecchi impianti, con forma di allevamento libera e le 150 nei nuovi impianti, con forme di allevamento a vaso o globo.

Per garantire le ottimali caratteristiche del prodotto, ogni anno deve essere effettuata un’accurata pulizia del sottobosco che deve essere inerbito e periodicamente sfalciato e si deve procedere all’eliminazione di cespugli, felci e altre piante prima della raccolta. A tal fine è proibito l’uso di sostanze chimiche di sintesi quali i diserbanti.

La raccolta dovrà essere effettuata manualmente o con mezzi meccanici (macchine raccoglitrici), tali comunque da salvaguardare l’integrità del prodotto; il periodo di raccolta ha inizio al 20 di settembre per concludersi il 10 novembre.

E' vietata negli impianti in produzione ogni somministrazione di fertilizzanti di sintesi, ad eccezione di quanto è consentito per l’agricoltura biologica, è consentita la concimazione organica annuale.

Nei castagneti da frutto dovranno essere realizzate e mantenute efficienti le opere di sistemazione idraulico forestale necessarie alla regimazione delle acque. Sono previste irrigazioni di soccorso, in numero da 2 a 4 per ogni annata agraria negli impianti in produzione.

La resa produttiva è stabilita in un massimo di tonnellate 2,0 per ettaro.

La pezzatura minima ammessa è pari a un massimo di 85 frutti per chilogrammo netto allo stato fresco.

La cernita viene effettuata per eliminare i frutti lesionati da patogeni o da altri fattori e viene svolta manualmente.

La calibratura può essere eseguita anche prima della cernita e della eventuale curatura; può essere effettuata manualmente o con apposite macchine calibratici.

Il prodotto che non viene immesso sul mercato entro 30 giorni dalla raccolta subisce l’operazione di curatura. La curatura dei frutti serve al mantenimento della serbevolezza del prodotto. Deve essere eseguita esclusivamente mediante acqua, sia a freddo con immersione in acqua a temperatura ambiente per un periodo dai 2 agli 8 giorni; sia a caldo, consistente nell’immersione dei frutti in acqua calda a 48 C° per 50 minuti e successivamente tenuti in acqua fredda per altri 50 minuti. Tale processo non danneggia le caratteristiche tipiche del prodotto. Non è consentito in alcun caso l’uso di additivi chimici.

Le operazioni di cernita, di calibratura, di curatura, del prodotto fresco devono essere effettuate nella zona delimitata.

Il disciplinare in PDF



di Simone Alessandria
simone.alessandria@laculturadelcibo.it
18 Marzo 2010

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