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pubblicato il 18 Marzo 2010 su www.laculturadelcibo.it |
Paolina Bonaparte con la mela del trionfo
di Stella Isoppo
Paolina Borghese Bonaparte come Venere vincitrice di Canova
Una delle sculture forse più conosciute è la statua di Paolina Borghese Bonaparte come Venere vincitrice (1804-1808, marmo, 200 cm di lunghezza, Galleria Borghese, Roma) di Antonio Canova (1757-1822, Possagno, Treviso). Qui il maestro di Possagno celebra l’apoteosi della sorella di Napoleone, ritraendola nei panni di Venere che tiene in mano la mela che le ha dato Paride, mela che era il trofeo per la dea più bella dell’Olimpo. Non poteva essere rappresentata diversamente la Principessa. Difatti all’epoca Paolina era appena diventata moglie del Principe romano Camillo Borghese, inoltre grazie al fratello Imperatore era stata fregiata del titolo di Altezza Imperiale, insomma era all’apice del successo.
Tornando all’opera la sua particolarità è che Canova conferisce a Venere le sembianze di Paolina, senza nascondere i difetti fisici: come il suo naso importante. La principessa è raffigurata con atteggiamento di trionfo, semidistesa su una chaise longue o letto greco, ornato con motivi vegetali, chiuso nella sua parte inferiore da finti tendaggi. La figura è completamente nuda fino a mezzo busto, il resto del corpo è coperto da un panneggio. La pelle nuda è resa con naturalezza tanto che si vedono le pieghe che si formano nel collo e nel fianco, data la posizione girata della donna. Un’opera sensuale che doveva servire al godimento personale del marito di Paolina, il quale era costretto a vivere a Roma lontano dalla moglie. La bellezza della scultura non fu però possibile tenerla a lungo nascosta, così molti curiosi andavano a Palazzo Borghese solo per vederla, tanto che i camerieri del Principe iniziarono a far pagare un “biglietto” di ingresso. Camillo Borghese, per interrompere questo commercio, nel 1820 chiuse la statua in una cassa in legno anche dietro richiesta della moglie, la quale, dopo la sconfitta del fratello a Waterloo, oltre che ad una serie di malattie, non si sentiva più una Venere vincitrice.
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