Anno 2°
N. 14
24 Luglio 2010
 

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Articolo pubblicato il 10 Marzo 2010 su www.laculturadelcibo.it

L'Ultima Cena di Leonardo
di Stella Isoppo

Un capolavoro con molte novità


Tra le molteplici e differenti opere di Leonardo da Vinci (Vinci, Firenze 1452- 1519 Amboise, Francia) c’è anche da annoverare un affresco, rappresentante l’Ultima Cena (1495-98, 4,6x 8,8m, tempera e olio su intonaco, Santa Maria delle Grazie, Milano). Quest’opera è visibile nel Refettorio, ovvero la sala dove si consumavano i pasti, del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano.

Leonardo, chiamato da Ludovico il Moro, ad occuparsi dell’opera vi introdusse alcune novità. Una delle quali riguardava la tecnica di affresco. Leonardo, infatti, non dipinse su intonaco fresco ma dispose i colori, un misto di tempera, olio di lino e uova, su l’intonaco secco come se lavorasse su una tela. Purtroppo questo compromise la tenuta dell’opera, visto che la parete retrostante trasudava umidità. L’affresco iniziò a degradare appena finito. Il maestro toscano però era già in viaggio verso altri progetti essendo noto proprio per la quantità di lavori che era in grado di incominciare.

L’opera in tempi recenti è stata recuperata con un restauro durato vent’anni e terminato solo nel 1999. Così oggi possiamo ammirare questo capolavoro, dove si vede Gesù seduto al tavolo dell’Ultima Cena, circondato dagli Apostoli. Tra questi vediamo Giuda, il quarto da sinistra che si ritrae con la mano al petto come a indicare stupore. Gesù, infatti, ha appena annunciato che qualcuno lo tradirà: colui che mangerà dal suo stesso piatto, e Giuda sta proprio facendo ciò. L’Apostolo traditore è raffigurato in mezzo agli altri, questa è una novità di Leonardo perché di solito era rappresentato seduto di fronte al tavolo, in colpevole solitudine. Gli altri commensali si muovono verso destra e sinistra, finendo per creare un vuoto intorno a Gesù. Il quale è privo di aureola, altra novità Leonardiana, ma la finestra illuminata lo incornicia ugualmente di luce.
Altro aspetto stupefacente dell’opera è la sua vitalità, tutti i personaggi sono in agitazione per l’annuncio di Gesù ma un sottile gioco di sguardi lega l’uno all’altro. Un capolavoro di armonia nel quale Leonardo fissa un momento dell’ultima cena, quella della dichiarazione del tradimento, il quale non è trattato nell’iconografia classica. Tante novità per un’opera nella quale si sono spesso cercati, vanamente, significati occulti.


di Stella Isoppo
stella.isoppo@laculturadelcibo.it
10 Marzo 2010

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