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pubblicato il 10 Marzo 2010 su www.laculturadelcibo.it |
Natura morta violenta
di Stella Isoppo
L'arte di Chaim Soutine
In questi tempi nei quali si fa un gran parlare di comportamenti alimentari nei quali si esclude il consumo di prodotti di origine animale, hanno una certa attualità alcune tele di Chaim Soutine (1894, Smilovitch, Lituania-1943, Parigi). Questo pittore è stato inserito nel gruppo degli espressionisti poiché la sua pittura è guidata dalla sua psiche e emotività, basti guardare le sue figure deformate e l’uso molto violento dei colori. Gli animali uccisi per nutrire l’uomo sono, come detto, un suo leitmov, che ben traduce la sua compartecipazione al triste destino degli animali. Anche lui si sentiva, difatti, una vittima della violenza dell’uomo, visto il suo essere ebreo, condizione che l’aveva costretto a nascere in un ghetto e ad essere oggetto di persecuzioni. Questo senso di solidarietà si riflette bene nel quadro Natura morta con aringhe (1916): qui gli occhi inorriditi dei pesci, di fronte a forchette che sembrano mani feroci, ben esprimono la paura di questi animali. Terrore di fronte al proprio carnefice, sentimento che l’ebreo Soutin ben conosce. La violenza del tratto con il quale sono dipinti questi animali potrebbe essere, anche, un modo per esorcizzare le restrizioni alimentari alle quali la sua religione prima e la povertà poi lo hanno costretto. Ricordiamo che il pittore nei primi tempi del suo soggiorno a Parigi vivrà in un ghetto di artisti poveri e lì soffrirà anche la fame, come un altro suo coetaneo: Modigliani. Senza contare che dipingere cibi era un modo per divorare almeno con gli occhi, ciò che anche quando potrà permetterselo non potrà mangiare, visto che Soutine soffriva di ulcera allo stomaco e questo condizionava la sua dieta costringendolo a rinunce, dolorose, a tavola.
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