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pubblicato il 18 Febbraio 2010 su www.laculturadelcibo.it |
L'alloro
di Paolo Cabiati
Cinge il capo di vincitori e "laureati" ma non facciamolo mancare nelle nostre cucine
Anche detto Lauro, Laurus nobilis L. per gli uomini di scienza, è un albero sempreverde che può raggiungere i 10 metri di altezza.
Secondo il mito greco la ninfa Dafne per fuggire alle brame di Apollo fu tramutata in alberello dal padre (il fiume Peneo). Apollo ne fece il suo albero sacro e lo rese sempreverde.
Da ciò deriva l'alto valore simbolico delle corone intrecciate coi suoi rami: sul capo degli atleti o dei guerrieri ne celebra la vittoria, sul capo dei poeti...la "laurea" ossia il più alto ed unanime apprezzamento.
Sempreverde, e di un verde scuro e brillante, lo è come molte piante della macchia mediterranea di cui è un esponente di rilievo. Questa caratteristica e la facilità con cui si adatta alla potatura ne fa una specie assai utilizzata per la realizzazione di siepi formali.
È apprezzato in cucina ed in liquoreria per il suo inconfondibile profumo dai toni sommessi e persistenti di balsamo e spezie, il suo aroma, che peraltro stimola l’appetito e favorisce gli enzimi della digestione. D'altronde appartiene alla stessa famiglia della cannella e dal chiodo di garofano: le Lauracee.
 Le foglie, tanto fresche come secche insaporiscono brasati e carni rosse specie se cotte col vino infatti l'alto contenuto in tannini ben si accompagna ai vini meglio se rossi. Anche le carote al burro guadagnano nel connubio. È indispensabile nel mazzo di odori per stufati, minestre e salse, nonché in aggiunta a marinate, baccalà, minestre di patate, paté, ripieni, selvaggina e pesce lesso
Si consiglia abitualmente di togliere le foglie prima di servire. Devo però confessare che in cucina le foglie tolte dal sugo di stufati ed arrosti me le succhio con piacere.
Una foglia lasciata seccare nel pangrattato lo preserva dal prendere gusto stantio.
Anche negli armadi della biancheria le foglie tornano utili in sostituzione della canfora come antitarme.
Esistono piante maschili e piante femminili (i botanici dicono in questo caso che è pianta dioica) le piante femminili di caricano di frutti simili a piccole olive (dette drupe) utilizzate in infusione con alcool per produrre un apprezzato liquore dalle proprietà digestive, stimolanti, antisettiche ed è utile contro tosse e bronchite

Dalle drupe si ricava anche un olio che arricchisce e rende unico il sapone di Aleppo. Prodotto con olio di oliva ed additivato con abbondante olio di Alloro questo sapone è efficace nel lenire irritazioni della pelle e fastidiose psoriasi.
Ricordiamo che anche il legno è molto profumato e viene apprezzato per la preparazione di bacchette per spiedini.
Fate però molta attenzione a non confonderlo con altri due alberelli sempreverdi e mediterranei nonché a vario titolo pericolosi: l'oleandro e il lauroceraso.
Il primo presenta rami lunghi sottili e dritti che sembrano fatti apposta per farne spiedi. Evitatelo nella maniera più assoluta perché è fra le piante più velenose del nostro paese. Se ne sconsiglia addirittura l'uso nella preparazione della brace per cucinare alla griglia.
Il lauroceraso in realtà è stretto parente di peschi, ciliegi e mandorli (il suo nome scientifico è Prunus laurocerasus L.) è molto diffuso come siepe e viene spesso confuso con l'alloro. Anch'esso è pianta dioica ed i frutti sono invero molto simili a quelli del vero lauro. Se ne ricava anche un liquore che sa intensamente di mandorla. Le foglie sono però inodori e, cosa più notevole e da temere, contengono cianidrina: la sostanza vegetale da cui si sviluppa acido cianidrico anche noto come cianuro. La concentrazione non è in effetti tale da costituire rischio di morte ma non deve essere trascurata.
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