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11 Gennaio 2012
 

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Articolo pubblicato il 18 Febbraio 2010 su www.laculturadelcibo.it

GAETANO DI GIOVANNI, UN VITIVINICOLTORE SICILIANO...IN PIEMONTE.
di Massimo Prandi

Un dialogo - intervista con un amico siciliano in soggiorno in Langa e Roero.


Nell'attività di redattore enogastronomico sono solito trattare gli argomenti con scientifica oggettività, lasciando poco spazio ai sentimenti, alle opinioni personali, alle esperienze della singola persona. Sarà deformazione professionale, forse, oppure l'effetto del mio impegno a voler comunicare agli affezionati lettori nient'altro che la verità... ma questa volta ritengo doveroso uno strappo alla regola, per condividere con Voi, alcune riflessioni, alcuni ragionamenti emersi accompagnando un amico in visita nella mia terra natale.
I dolci pendii dell'albese, coperti in questo periodo da uno spesso manto nevoso, alternano paesaggi che si stagliano su cieli tersississimi sullo sfondo della catena alpina a uggiose e malinconiche giornate nebbiose, assumendo un fascino stupefacente e romantico per un visitatore abituato ad arsi ambienti mediterranei.



Non è questo particolare vestito invernale delle colline a focalizzare l'attenzione dell'amico Gaetano Di Giovanni, vitivinicoltore siciliano, bensì il susseguirsi continuo, versante per versante, quasi in militaresco e rigoroso ordine, dei milioni di pali che sorreggeranno, a partire dalla prossima primavera, le verdi e folte chiome dei pregiati vigneti di questi territori.

"Che fortuna per voi piemontesi godere dello splendore di questi paesaggi, dell'unicità dei succulenti grappoli maturati dalle vostre vigne, che rendono ricche e apprezzate nel mondo le numerose cantine di questa terra".

Mi stupisco nel sentire queste parole, colgo negli occhi di Gaetano un sentimento di invidia nei confronti dei suoi colleghi piemontesi, che capisco, solo in secondo momento non esser tale, ma celare una rassegnata amarezza.

"Sai, in Sicilia, tutto è più difficile...l'uva vale pochi Euro, coltivare è difficile, il mercato del vino sembra fermo. Vendere è una sfida senza pari, con una concorrenza estera davvero potentissima. Ma la mia tristezza più grande è vedere giorno dopo giorno i coltivatori siciliani impegnati a tagliare le viti, ad eradicarle definitivamente dai propri campi, che le ospitavano da decine, centinaia di anni. Ma questa è la politica... la politica degli incentivi economici agli espianti dei vigneti, ordinata dalla Comunità Europea.

Ma sarà davvero questa la strada giusta per salvare l'agricoltura e la vitivinicoltura siciliane?... non ne sono poi così convinto."


In effetti, rifletto anch'io, da tecnico di settore, sulle scelte strategiche per la nostra agricoltura: qualità, quantità, set-aside, ovvero abbandono dei campi, bioenergie... il settore primario viene descritto come in strutturale crisi, ma quale sarà la più corretta soluzione del problema? Ridimensionare l’agricoltura italiana, disperdere la potenzialità delle grandi vocazionalità produttive dei nostri territori?

Un brivido mi gela quando Gaetano mi descrive le fatiche dei suoi predecessori nella conduzione dell’azienda di famiglia: “Ricordo i miei nonni lavorare alacremente, sotto il sole cocente, nell'arsura delle estati. Vino e vite sono la tradizione della mia famiglia, tramandata da padre a figlio nel corso di più generazioni, come i segreti e l’esperienza maturata nella gestione dell’azienda. Anche se il momento è difficile, devo andare avanti, continuando a credere nel mio progetto imprenditoriale, che punta alla grande qualità dei vini. Lo devo fare per me, per rispetto al lavoro dei miei predecessori, per amore della mia terra”.



Mi colpiscono il coraggio e la grande forza di volontà di questo uomo siciliano, ma anche l’amarezza nel sentirlo parlare della sua terra in confronto alla realtà piemontese. Gli chiedo, quindi, spiegazione di questa abissale differenza tra le due realtà vitivinicole.

Non mi risponde puntualmente, ma le sue parole superano le mie stesse aspettative: “ La Sicilia è una terra straordinaria, capace di dare delle produzioni viticole di altissima qualità: le peculiari caratteristiche dei terreni ed il generoso clima mediterraneo, ripagano le fatiche dei nostri viticoltori con uve organoletticamente uniche.
Lo sforzo che bisogna attuare, con coraggio e tena
cia, è puntare alla meticolosa cura nella gestione dei vigneti ed a una altrettanto attenta vinificazione.
La Sicilia deve scrollarsi di dosso il passato, che spesso l’ha vista al servizio di produzioni di massa, assolutamente lontane dal concetto di qualità e poco remunerative per il produttore.
In Sicilia, effettivamente si possono produrre vini di qualità elevatissima, con pochi altri pari nel mondo, ed a un prezzo inferiore rispetto ad altre etichette ben conosciute sul mercato.
È importante non sottovalutare queste potenzialità della mia terra, anzi, oggi più che mai, valorizzarle è un must!”



Spazzando via i sentimenti e tornando a ragionare con l’oggettività dell’enologo, penso che saranno proprio le realtà produttive quali l’azienda Di Giovanni a dimostrare al consumatore il reale valore qualitativo che i vini siciliani possono esprimere, a dare loro il giusto lustro che meritano sul mercato, con la convinzione che il consumatore nel tempo saprà distinguere e giudicare obiettivamente la qualità dei prodotti, premiando solo quelli, italiani o stranieri che siano, che si dimostreranno all’altezza della situazione.






C.da Passo Calcara, 549
Salemi (TP)

333 4815646

info@digiovanniswine.com
Visita il sito internet dell'azienda







di Massimo Prandi
massimo.prandi@laculturadelcibo.it
18 Febbraio 2010

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