Nel comparto agroalimentare c'è stato negli ultimi anni un notevole sviluppo economico sia per l'agricoltura che per i settori di trasformazione e commercializzazione dei prodotti, ma le dificoltà economiche si fanno sentire. Assessore Taricco, a conclusione del suo mandato in Regione, come vede le prospettive del settore?
La crisi economica che ha colpito la nostra economia ha avuto dimensioni straordinarie: raramente in passato erano stati colpiti così profondamente tutti i settori produttivi. Anche se la strada per la ripresa è ancora lunga, credo fermamente che gli imprenditori agricoli piemontesi, che in questi anni hanno continuato a investire in innovazione e qualità, abbiano le capacità e la forza per affrontare questa sfida e vedere a breve i risultati concreti di questo impegno.
Nella questione quote latte, forte è stato il suo impegno per difendere la legalità, anche se purtroppo viviamo in una situazione in cui si rischia di far prevalere chi fa la voce grossa...
La Regione Piemonte ha sempre tenuto una forte coerenza nella difesa della legalità e dei produttori che hanno rispettato il sistema delle quote, spesso a costo di sacrifici, e ora rischiano di non veder riconosciuto il proprio impegno. Abbiamo sostenuto questa linea in sede ministeriale, dove abbiamo richiesto, però, anche la rapida messa a disposizione dei 45 milioni di euro di sostegno finanziario; una ripartizione equa dei 23 milioni straordinari assegnati all' Italia e la richiesta di rinvio della stessa rata della rateizzazione ai sensi della legge 119.
Non è una questione di "fare la voce grossa" ma veramente solo di applicare e far rispettare le leggi: credo che sia un principio basilare di rispetto in uno Stato di diritto.
Cosa ne pensa dell'innalzamento del livello di aflatossine concesse nelle nocciole, consentendo un'incremento dell'importazione e commercializzazione delle nocciole turche?
Siamo molto preoccupati per l'orientamento che sta prendendo l'Unione Europea e ci siamo battuti, in ogni sede, e abbiamo richiesto al Ministero un impegno affinché questo non avvenga. Nell'interesse dei nostri corilicoltori, ma in questo caso soprattutto dei consumatori e della loro salute, occorre contrastare il possibile innalzamento del livello di aflatossine, e rafforzare le strutture preposte ai controlli delle partite di prodotto in ingresso nel nostro paese.
Da tempo stiamo seguendo la questione, e dopo aver riunito i tavoli di filiera regionali, abbiamo ripetutamente segnalato i rischi ai Ministeri dell'Agricoltura e della Salute. Speriamo in un forte e concreto impegno da parte loro sulla questione.
La cosiddetta "filiera corta" può essere sì un supporto per l'agricoltura ora in crisi, crea però difficoltà alla catena commerciale (in particolare ai piccoli esercizi) che sono comunque un supporto economico e di sviluppo per il paese. Lei cosa ne pensa?
Da tempo la Regione Piemonte è in campo per sostenere la filiera corta: il bando per finanziare i Comuni e le Comunità montane che allestiscono aree per i mercati è stato il primo atto concreto e ora abbiamo aperto bandi a sostegno dei gruppi di acquisto solidale e alle aggregazioni di agricoltori. Il nostro intento è quello di contribuire a ricondurre i percorsi di commercializzazione ad un rapporto più diretto e trasparente tra chi coltiva e chi consuma, basato su una filosofia di chiarezza dei costi, sulla stagionalità e genuinità del prodotto. Ciò non toglie nulla al ruolo fondamentale che ha il commercio tradizionale, e in particolare i piccoli esercizi, soprattutto nei piccoli comuni, dove questi sono un presidio irrinunciabile per la vitalità dei territori, e anche su questo e nel contrasto della desertificazione commerciale, la Regione ha investito significative risorse.