Durante l'anno corrente saranno celebrati i cento anni della morte di Michelangelo Merisi (1571, Milano-1610, Porto Ercole), dai più conosciuto come il Caravaggio. Una delle opere più note dell’artista è sicuramente la Canestra di Frutta (1596, olio su tela, 46x 64,5 cm, Pinacoteca Ambrosiana, Milano). Questa tela appartiene ad un periodo relativamente tranquillo della vita di Caravaggio. Egli, infatti, si trovava a Roma ed era entrato nelle grazie del Cardinal del Monte, il quale oltre a commissionargli opere lo ospitava nel suo suntuoso palazzo. La Canestra di frutta fu, appunto, commissionata a Caravaggio dal Cardinale e doveva essere un dono per il Cardinale di Milano: Federico Borromeo.
In questa tela il Merisi non viene meno alla sua attenta e minuziosa rappresentazione della realtà. Una semplice cesta di frutta diventa il pretesto per indagare ogni aspetto del reale, anche il più umile. Ecco dunque che le foglie di vite appaiono accartocciate. Le foglie della mela sono forate e sbocconcellate, la stessa mela porta i segni di un verme o qualche insetto che l’ha danneggiata. Mentre gli acini d’uva risultano in parte schiacciati o mancanti. Il fico, invece, troppo maturo presenta delle spaccature.

Nonostante il crudo realismo il risultato artistico della tela è straordinario. Dimostrazione che la bravura dell’artista emerge indipendentemente dal soggetto trattato. L’attenzione alla realtà poi eleva il genere, quello della natura morta, al livello di un quadro d’azione. Genere, quest'ultimo, che era considerato il più elevato nella gerarchia pittorica. Caravaggio quindi rende degna una semplice canestra di frutta di entrare nella collezione di Federico Borromeo, il quale era un appassionato di nature morte.