Anno 4°
N. 01
11 Gennaio 2012
 

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Articolo pubblicato il 11 Gennaio 2010 su www.laculturadelcibo.it

A Vigevano dall'Oca ciuca
di Paola Ganci

Una città affascinante, per una visita alla scoperta del bellissimo centro storico medievale e una cena a quattro stelle


Vigevano è una cittadina antica ed affascinante, situata nel pieno del Parco del Ticino. Per chi vive nel nord Italia, è una meta raggiungibile con poche ore di auto, ideale per una gita della domenica o per una fuga pomeridiana alla ricerca di nuovi locali dove trascorrere una serata, degustando i piatti del territorio della Lomellina.

Ogni visita in questa cittadina del pavese, antico feudo di famiglie nobiliari come i Visconti e gli Sforza, che nel 1500 ne fecero una vera culla della cultura e del commercio, sorprende per la bellezza degli edifici del suo centro storico, per la meravigliosa Piazza Ducale, cuore cittadino che si apre inaspettatamente agli occhi dei visitatori lasciandone un ricordo indimenticabile, e per il Castello Sforzesco, antica fortezza che abbraccia l'intera area del centro, con le sue piccole vie caratteristiche.

Non meno importanti sono i suoi ristoranti di cucina del territorio, pochi per la verità, dove è possibile ritrovare le tipiche ricette a base di riso, rigorosamente coltivato in zona, ma anche insaccati e formaggi, espressione della tradizione gastronomica pavese.

L'oca ciuca è un ristorante situato a pochi passi dalla Piazza Ducale ed è un luogo dallo stile elegante ed essenziale, pur semplice ed accogliente. La mise en place scelta dai proprietari è curata, come lo sono gli arredi del locale e della sala da bagno. Colpiscono anche i manifesti pubblicitari vintage che decorano le pareti delle sale e che, nel pregustare i piatti ordinati, fanno tornare in mente alcuni noti ed amati prodotti dell'infanzia.  

Per la nostra cena abbiamo scelto di assaggiare una piccola ma significativa selezione di piatti del menù del giorno, proposta che varia a seconda delle disponibilità stagionali. Per gli antipasti, abbiamo scelto la Cipolla caramellata ripiena del suo soufflé, con tartufo bianco. Bella la presentazione di questo piatto, in cui la cipolla intera, sfogliata come se fosse un fiore, è stata usata come contenitore per la cottura al forno di un delicato quanto gustoso soufflé. Di seguito, abbiamo assaggiato uno sformatino di cavolfiore con fonduta di toma locale. Un piatto semplice, ma eseguito magistralmente, in cui la presenza dell'uovo nel composto non risulta fastidiosamente predominante, come invece spesso accade quando lo sformato non viene preparato correttamente. La chef Rossana è riuscita a realizzare il giusto equilibrio degli ingredienti, esaltando un ortaggio semplice e povero come il cavolfiore e rendendo lo sformato nel complesso molto delicato, consistente e cremoso.

Per il primo piatto, essendo ospiti della patria del riso e delle risaie, non potevamo non degustare un risotto. La scelta è caduta su un Carnaroli ai porri e toma piemontese, con riduzione al Ruchè. Ottima la materia prima e riuscito l'abbinamento del porro con la riduzione al vino, che addolcisce l'aroma deciso del porro.  

Alla fine il dolce: una mousse al caffè e caramello con gelatina al caffè valdostano. Semplicemente perfetto. Una crema finemente emulsionata che conclude nel migliore dei modi il nostro pasto.

Note particolari: il pane e i grissini fatti in casa, serviti caldi, l'attenzione e professionalità del personale e la carta delle birre artigianali, tra cui quelle prodotte dal Birrificio La Croce di Malto, di Trecate (No).

Noi abbiamo provato la Triplexxx, premiata nel 2009 con la medaglia di Platino al Mondiale della Birra di Strasburgo. Una doppio malto ai tre cereali, leggera nonostante la gradazione importante, che lascia una piacevolissima sensazione di speziato e un retrogusto agrumato.  

Un ristorante da segnare tra i preferiti e da visitare periodicamente, quando ci si vuole regalare un'esperienza gratificante. Il conto è equilibrato per il livello della cucina offerta. Circa 40 euro a persona, per antipasto, primo e dolce, incluse bevande. Occorre prenotare.


 

 

 



di Paola Ganci
paola.ganci@laculturadelcibo.it
11 Gennaio 2010

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