Caro Attilio, le sue parole indicano chiaramente perché i nostri avi “ i brüsàva la vègia “ .
Loro lo facevano per dimenticare il Mondo che odiavano e per cominciare qualcosa di nuovo.
Scriva, Lei che è cosi noto e letto da moltissimi, che occorre bruciare quello che ci tormenta l’animo ( politica e ambizioni ) per fare rinascere l’armonia del vivere sereno in famiglia, sul lavoro e anche a tavola.
Cari saluti
Ezio
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Corrispondenza pubblica e privata
Caro Ezio Maifré,
Chiedo al direttore di questa bella rivista la pubblicazione della bellissima foto del rogo della vecchia durante quel carnevale sublime che è quello in Tirano, bellissima città zeppa di Storia e ringraziando delle tue parole, rispondo, iniziando , quel filo diretto con i lettori che credo sia l’anima di un vero giornale.
Ti rispondo con il finalino della mia lettera della settimana al riguardo della grave crisi economica che sta sconvolgendo il mondo “ non spaventiamoci, sopravviveremo”.
Stamane leggendo la stampa inglese vedo titoloni che denunciano la gravità della situazione delle banche della terra di Albione, pronte al collasso zeppe di titoli spazzatura e di allegre speculazioni andate a male.
E facevo un riferimento alla nostra italietta. Saremo certamente litigiosi e gelosi delle nostre tradizioni , dei nostri sapori, e dei nostri campanili, riottosi fino al diverbio su un aceto balsamico tradizionale o su un pesto che vede il basilico di Albenga in lotta con quello dei carugi genovesi, ma siamo un popolo di formichine, di risparmiatori e anche in fondo un poco saggi.
Certo abbiamo la politica spettacolo e la “casta” più inefficiente d’Europa, i treni pendolari che fanno pena con ritardi cronici e i lavori in corso sulle autostrade del sud Italia sono provvisori da decenni, ma sono sicuro che siamo come i giunchi che si flettono sotto le bufere di vento, ma ritornano dritti appena passata la tempesta.
Perché, amico aduano, c’è qualcosa di indefinibile nel nostro dna, e ci basta a volte per superare crisi profonde degustare una fetta di pane bruciacchiato con un filo di olio extra vergine di oliva dove abbiamo strofinato uno spicchio di aglio ( di Proceno, di Voghiera o di Monticelli d’Ongina ) accompagnato da un bicchiere di Pelaverga, di Nero d’Avola , di Dolcetto di Alba o di Sagrantino. Perché in questa italietta dalla fenomenica doppiezza c’è sempre qualcosa di affascinante e di iniziatico, come l’enogastronomia, i suoi adepti e i suoi enogastronomadi.
Tuo, con stima
Attilio Scotti
addi tre del mese di marzo dell’anno di grazia
duemilanove.