E’ una piacevole sorpresa questo autunno polacco. Me lo aspettavo più freddo, mentre la temperatura che trovo a metà ottobre è mite, più o meno la stessa che ho lasciato a Torino. Sarà che la mia generazione ancor oggi crede che “oltrecortina” sia tutto freddo e buio.
Certo, le “ragazze dell’Est” sono donne bellissime, altere ma con gli occhi dolci. E non solo quelle giovani. Sono a Varsavia, ma l’albergo che ospita il meeting potrebbe essere a Parigi, a Londra o a Roma, la stessa cortesia di maniera, resa gradevole da un sorriso autentico e non soltanto professionale. Di business, ufficialmente, si finisce di parlare poco prima delle 20.00, ma si continuerà anche a cena. Per ora poi ci si rilassa un po’, il tempo di una breve passeggiata, per raggiungere il ristorante dove il mio amico Mario, manager toscano e grande esperto di Barolo, mi dice “è tutto giusto”, con quella “è” forte che insieme rassicura e inquieta perchè non ammette repliche.
Siamo al Tradicja, Tradizione. Il locale è un florilegio di boiserie e saliamo la scala cigolante fino al primo piano, sotto gli occhi fissi di personaggi tra cui Angela Merkel e Silvio Berlusconi. Al primo piano, affacciato sulla scala un pianoforte e quel che è peggio un pianista che inesorabile suonerà tutta la sera inondandoci con una cascate di note ogni volta che la porta della saletta riservata si aprirà per il servizio.
La cena è un mix corretto di cucina polacca e internazionale, il vino è un francese onesto. Gustiamo un’insalata la cui nota dominante è data dagli spinaci freschi e da spicchi d’aglio marinati, gustosissimi e, scoprirò in seguito, assolutamente digeribili. Buoni tutti gli antipasti freddi tipici a base di paste con varie guarniture. Alla fine degli antipasti avviene l’incontro.
Anticipato dalla solita cascata di note un cameriere reca in tavola un’alzata enorme dove troneggiano fette di “milk veal displace tuna and cappes mousse”. Sulle prime non ci facciamo caso ma poi all’assaggio si appalesa per quello che è: uno splendido piatto di vitel tonné, assolutamente in grado di reggere il confronto con quello che solitamente si mangia nei migliori ristoranti piemontesi.
Certo, non molto rispettoso della tradizione perché il tonno non ci vorrebbe, servirebbe l’acciuga, ma ormai capita anche da noi. Piace anche ai polacchi e presto ne arriva un altro piatto. Il resto va via liscio, una zuppa vellutata, un filetto gradevole, un cheesecake e in chiusura la vodka al miele che i locali disdegnano ma noi apprezziamo. Uscendo mi interrogo su come sia potuto capitare un vitel tonné di quella fatta a Varsavia e mentre fantastico sulle possibili tesi, il Mario mi si avvicina e a bassa voce dice: ”te l’avevo detto che l’era tutto giusto!”.
Per chi vuole saperne di più (e conosce il polacco) www.restauracjatradycja.pl