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pubblicato il 11 Dicembre 2009 su www.laculturadelcibo.it |
RENATO RATTI, UN UOMO VENUTO DAL BRASILE
di Matteo Marchisio
Un’importantissima figura nel panorama enologico del recente passato. Un grande uomo innamorato della propria terra, ma che non ebbe mai paura di viaggiare e di scoprire nuove realtà
Recentemente è stata pubblicata la classifica dei 100 migliori vini al mondo secondo la rivista enologica statunitense Wine Spectator. Fra i quattro vini italiani che si sono piazzati fra i primi dieci, il Barolo “Marcenasco” 2005 Renato Ratti che si è aggiudicato il settimo posto, dietro al prestigioso Chianti Classico Castello di Brolio 2006 dell'azienda Barone Ricasoli al quinto. Un notevole riconoscimento per il vino italiano in particolare, ma soprattutto per chi ha lavorato per ottenere questo grande risultato.
Ci ha fatto molto piacere, da piemontesi, questo importante riconoscimento internazionale che per una volta ci porta sullo stesso livello del ben più apprezzato e riconosciuto vino toscano. Risulta doveroso quindi parlare della persona che ha gettato le basi, non solo di un singolo vino, ma di un vero e proprio modo di produrre e sentire il vino piemontese: si parla del grande enologo Renato Ratti, fondatore dell’omonima azienda di La Morra, località presso Alba.
Nasce il 23 ottobre 1934 a Villafalletto (CN), ma presto il padre, di professione veterinario, si trasferisce con la famiglia a Mango, nelle Langhe. Sicuramente influenzato dall’ambiente, decisamente viticolo, in cui cresce, decide di iscriversi alla Scuola Enologica di Alba, diplomandosi enotecnico nel 1953. Il suo primo lavoro è alle cantine Contratto di Canelli, seppure per un breve periodo. Ma è nella grande ditta Cinzano che la sua carriera di enologo decolla: viene infatti inviato nello stabilimento di Recife, in Brasile.
La “Bebidas Cinzano”, produceva principalmente vini base per vermut e altri aperitivi. Nei dieci anni di permanenza in Brasile il giovane Renato Ratti si impegna molto nell’impianto di nuovi vigneti nella regione del Pernambuco: per ovviare al problema della siccità della zona, supportato da tecnici israeliani, fa costruire un’imponente rete di canali per convogliare l’acqua del Rio San Francesco verso i siti dove effettuare gli impianti di vigneti.
Talvolta ritorna in Europa, dove prende parte a diversi viaggi in regioni viticole e in particolare in Francia. Trova anche il tempo per sposarsi nel 1962 con una ragazza genovese, Beatrice Sitia che gli darà due figli: Giovanni e Pietro. Nel 1965 lascia definitivamente il Brasile per tornare in Piemonte.
Negli anni di permanenza in Sud America era maturato in lui il desiderio di creare una propria azienda vitivinicola, ma che avesse una storia e un’identità particolare per dare maggiore importanza al suo vino e creare un certo sfondo culturale.
Decide così di lasciare la Cinzano per acquistare un’antica abbazia nella frazione Annunziata di La Morra e inizia la produzione del Barolo.
Nella stessa Abbazia raccoglierà una quantità notevole di documenti, oggetti e strumenti legati al mondo del vino che diventerà il primo museo del vino della Langa.
Nel frattempo diventa autore di numerosi libri, tra cui un notevole manuale di degustazione ”Come degustare i vini” (1981), ancora oggi un valido strumento per assaggiatori e appassionati, e un’importante pubblicazione “L’Asti” (1985), inerente il mondo dell’Asti Spumante, le tecniche di produzione e le caratteristiche del suo territorio. Inoltre, è da segnalare la raccolta di vignette umoristiche “Le mie divagazioni” con una serie di simpatici disegni che ne evidenziano il carattere allegro ed ironico.
Oltre ai libri è molto prolifica la sua attività divulgativa in generale: scrive numerosi articoli su giornali specializzati, tiene corsi di enologia e promuove diversi viaggi inerenti il vino e la viticoltura in Italia e all’estero.
Nel 1976 gli viene conferito il prestigioso incarico di direttore del Consorzio di Tutela dell’Asti Spumante, compito che manterrà fino alla sua scomparsa.
Durante gli anni del suo operato il più celebre spumante piemontese registrò un notevole successo commerciale, con conseguente aumento della produzione, cui seguì purtroppo una diminuzione della qualità generale del vino. Renato Ratti iniziò così una vera e propria battaglia per migliorare le caratteristiche qualitative dell’Asti Spumante. Risalgono proprio a questo periodo la scoperta di vere e proprie truffe e sofisticazioni operate da produttori senza scrupoli che rischiarono di far naufragare la fama di questo prodotto.
Inoltre, al fine di calmierare il prezzo di uve e vini ed evitare speculazioni, fu uno dei promotori del primo Accordo Interprofessionale del Moscato d’Asti.
Nel frattempo ricopre anche la carica di direttore del Consorzio del Barolo ed è nel Consiglio nazionale dell’ONAV e dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino.
La sua frenetica attività si ferma il 22 settembre 1988 quando muore a soli 54 anni lasciando le redini dell'azienda al figlio Pietro e all'enologo Massimo Martinelli. Il dottor Crestodina, ex Presidente del Consorzio dell’Asti lo ricorda come “colui che non era solo il nostro direttore, ma anche chi improntava la vita del Consorzio con la sua grande intelligenza e la sua instancabile attività”.
La scomparsa di una personalità così importante per il settore enologico lasciò un vuoto che ancora non è stato colmato; per ricordare la rilevanza della sua figura la Fondazione Dalmasso di Torino ha stanziato una borsa di studio intitolata a suo nome e ancora oggi nei corridoi della Scuola Enologica di Alba, sono visibili in bella mostra le fotografie di uno dei suoi allievi più illustri.
http://www.renatoratti.com
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