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pubblicato il 04 Dicembre 2009 su www.laculturadelcibo.it |
CRONACHE DALLA BIBLIOTECA: LA PAROLA AL CIBO
di Alessia Zacchei
Una incursione nel mio primo e vero amore, i libri. Ma, credetemi, ne vale la pena. Vi parlo di ''Misticanze'', dello storico e critico letterario Gian Luigi Beccaria
L'evoluzione della letteratura gastronomica, da Trimalcione a oggi. Un excursus intelligente e gustoso (per il palato, per l'intelletto) in quell'intreccio così armonico e quasi inscindibile tra arti e cucina, tra i piaceri delle papille e le vertigini intellettuali.
Questo è e vuole essere ''Misticanze'', un corposo (240 pagine) libro dello storico e critico letterario, studioso e appassionato della lingua (delle lingue) italiane, Gian Luigi Beccaria, dedicato al rapporto tra artisti e arti con la cucina e i piaceri della tavola.
A partire da papa Martino IV, goloso di anguille del lago di Bolsena, che, secondo una cronaca del Della Lana, ''facea annegare e morire nel vino della vernaccia, poi fatte arrosto le mangiava''. Un'abitudine punita poi da Dante, che lo spedisce nel purgatorio, ''purgando col digiuno'' i suoi peccati di gola.
E poi ancora le trasgressioni gastronomiche dell'Aretino, goloso di tordi ''cucinati con un poco di carne secca, due foglie di lauro e un poco di pepe'', e degustati in compagnia del Tiziano mentre fuori la neve ''fioccava senza una discrezione al mondo'', il confronto, ad opera del lessicografo dell'ottocento Alfredo Panzini, che in uno dei suoi Dizionari sulla parola Cappelletti si fra prendere un po' la mano: ''I lembi del disco si ripiegano e avvolgono in modo che paia il calco di un ombelico. Venere, se non di Milo, di Bologna, dicesi, secondo una faceta leggenda, essersi prestata ad offrire il modello''.
D'altronde, ''Scriverà [...] il grande cuoco Careme: ''esistono cinque arti belle: la pittura, la poesia, la musica, la scultura e l'architettura, la cui branca principale è la pasticceria''.
MISTICANZE Gian Luigi Beccaria Garzanti, 2009 pp. 240, € 15
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