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11 Gennaio 2012
 

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Articolo pubblicato il 08 Marzo 2009 su www.laculturadelcibo.it

L'apocalisse rimandata ovvero Benvenuta catastrofe!
di Paolo Sereno

Un bel mattino, a Milano, a Roma, o in qualsiasi altra città del mondo, le lampadine non si accendono, il frigorifero è spento, niente caffè al bar, niente benzina alle pompe. In un batter d’occhio crollano banche e assicurazioni, il denaro non vale più. Il panettiere con forno a legna è preso d’assalto, tornano in auge le biciclette e l’energia prodotta dal sole, dal vento e dai combustibili vegetali finalmente si afferma.


Le guerre del petrolio non hanno più ragione di esistere. I potenti di turno rimangono intrappolati nelle loro ville superprotette e superaccessoriate, mentre i politici e i religiosi paludati smettono di fare chiacchiere inutili e razzolano insieme agli altri affamati. Le città si svuotano e si riempiono di nuovo le campagne. E ovunque si ritorna spontaneamente a riunirsi, a discutere... La nuova «opera buffa» di un grande e imprevedibile Premio Nobel. «Mi rendo conto solo ora che, trascinato da una specie di catarsi immaginifica, mi sono lasciato trasportare dentro una simulazione di follia» dice Fo. Ma – ed è questa la vera conclusione – l’apocalisse verrà, per quanto ci rifiutiamo di vederla. Se l’umanità non rinsavisce, nella sua corsa cieca va dritta verso la fine.

Il problema ambientale sta diventando, come ammette  Dario Fo,  “una disperata ossessione”. Egli confida infatti di non perdere occasione, non appena incontra qualcuno, di sollevare il problema e di tentarne il coinvolgimento. Cosa accadrebbe se un bel mattino, svegliandoci, scoprissimo di non poter più guardare la TV, utilizzare il cellulare, viaggiare in auto, trasportare merci? Che ne sarebbe di noi se crollassero all’improvviso le fondamenta su cui poggia la nostra vita moderna? Una tragedia? Ma ne siamo proprio sicuri?

Dario Fo ci invita con questo libro fantasioso a considerare questa preoccupante (e non certo infondata) possibilità da un nuovo punto di vista. Quello che appare come un tragico epilogo per l’umanità potrebbe in realtà trasformarsi in un nuovo punto di partenza verso la rinascita, la salvezza da questa schiavitù del petrolio e delle follie di un'economia che gli gira attorno.

Con il suo solito sguardo Fo immagina un mondo nuovo, dove il droghiere del negozio all’angolo, da sempre canzonato per le sue idee  ecologiste, possa trovare la rivincita esibendo il suo nuovo impianto fotovoltaico, o dove il professore universitario, che ha brevettato un’auto ad aria compressa, sia l’unico a poter circolare sulle strade deserte. Su scala internazionale potrebbero poi svanire situazioni di tensione legate al controllo e sfruttamento dei giacimenti e forse l’umanità potrebbe fare a meno delle guerre.



di Paolo Sereno
paolo.sereno@laculturadelcibo.it
08 Marzo 2009

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