Ricchezza e benessere. Queste sono diventate le due caratteristiche considerate capaci di descrivere la società occidentale del XXI secolo. E proprio su queste le generazioni odierne stanno costruendo le loro abitudini e i loro ideali.
Quante volte i nonni ricordano ai nipoti il loro passato fatto di sopravvivenza e di difficoltà a superare la giornata. Quante volte i genitori mostrano ai figli le fotografie da cui traspare la povertà degli anni precedenti, come a voler insegnare ai posteri ad essere attenti ai racconti dei parenti, benché neanche loro, in realtà, abbiano mai provato direttamente il significato di vivere nel dubbio di mangiare anche il giorno dopo.
Ma tutti continuano a parlare del passato, accusano il presente di dimenticare e non pensano che per i giovani ci sarà anche il futuro.
Il cibo è essenziale per vivere, e per questo soffrire la fame viene considerato uno dei malanni peggiori che una generazione possa sopportare. Mangiare è un bisogno umano irrinunciabile. L’esperienza di tornare a casa e non avere nulla da mettere sotto i denti deve causare una sensazione spaventosa di smarrimento e paura. E chiunque non abbia mai vissuto una situazione tale non potrà mai capire, realmente, cosa comporti questa mancanza così dolorosa.
La società odierna occidentale è immersa in una ricchezza alimentare sin esagerata e non immagina neanche lontanamente come sopravvivrebbe se tutto ciò improvvisamente svanisse.
Un’adolescente italiana, nata in una famiglia benestante, conosce una delle realtà migliori che la vita poteva offrirle.
Eppure più di metà del mondo soffre la fame. E’ un dato che fa soffrire mostrando un problema apparentemente insormontabile. Se ne parla abbastanza spesso, ma nessuno sa cosa si dovrebbe fare o, meglio, cosa sarebbe disposto a fare.
La produzione mondiale alimentare sarebbe sufficiente per sfamare l’intera popolazione del globo terrestre, quindi, se qualcuno rinunciasse alle proprie comodità, forse il benessere sarebbe più diffuso. Non si chiede ai ricchi di cedere la propria certezza di arrivare la sera a casa e trovarsi la cena in tavola, ma semplicemente di non sprecare ciò che per altri potrebbe diventare un bene essenziale.
E’ inutile continuare a ripetere alle generazioni odierne che loro non sanno cosa significa morire di fame.
Questa è una verità innegabile. E’ sbagliato chiedere ai giovani di rinunciare a tutti i loro privilegi. Questo sarebbe un gesto che solo pochi individui avrebbero il coraggio di compiere fino in fondo. E’ indispensabile, però, che gli adolescenti acquistino la sensibilità necessaria per porre dei limiti agli sprechi.
Si dimentica troppo spesso come, ormai molto tempo fa, sia stato scoperto che la Terra non è piatta. Viaggiando per il mondo si scoprirebbe che esiste chi potrebbe vivere in modo diverso con quello che l’Occidente considera inutile e superfluo.
Tutto ha due facce. Anche lo spreco può diventare una ricchezza.