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Articolo pubblicato il 04 Dicembre 2009 su www.laculturadelcibo.it

COSA FACCIO SE MIO FIGLIO NON MANGIA?
di Chiara Ratto

Quando i figli rifiutano il cibo, spesso i genitori si preoccupano e cercano a tutti i costi di spingerli a mangiare, attraverso spiegazioni, richieste e talvolta minacce di proibizioni e punizioni. Questa tentata soluzione tuttavia, il più delle volte, si dimostra inefficace, se non addirittura svantaggiosa Scopriamo perché.




Molti problemi di comportamento nei bambini, in età prescolare e scolare, si formano proprio sulla base di risposte e tentativi di soluzione che gli adulti mettono in atto.
Alcune volte infatti, chi interviene sulle difficoltà, davanti a soluzioni che si dimostrino inefficaci, invece di sostituirle con altre, le intensifica, comportandosi come il mulo di una famosa storiella greca. «Si racconta di un mulo che ogni giorno portava sulla groppa un cesto di legna dalla fattoria nella quale viveva ad una baita di montagna, attraversando sempre lo stesso viottolo. Un giorno, cammina e cammina, si trovò di fronte un albero abbattuto da un fulmine, che ostruiva il passaggio. Il mulo non si fermò ed invece di aggirarlo gli diede una bella testata. Poiché l’albero tuttavia non si spostò, l’asino prese la rincorsa e gli diede un’altra testata, continuando così, a dare delle forti capocciate fino a morire».

Spesso i genitori, quando il loro figlio non mangia, invece di provare a fare qualcosa di diverso, applicano maggiormente la soluzione basata sull’insistere, intensificandola anche se non produce alcun risultato.
Ad ogni rifiuto del cibo da parte del bambino, la loro preoccupazione aumenta e così, di riflesso, le continue esortazioni, anche se tutto ciò purtroppo, finisce sempre per portare il figlio nella direzione opposta a quella desiderata. Come diceva Oscar Wilde, in uno dei suoi più famosi aforismi: «È con le migliori intenzioni che il più delle volte si ottengono gli effetti peggiori» ed infatti, più un genitore insiste affinché suo figlio mangi, «provandole davvero tutte» per cercare di convincerlo, più il figlio si ribellerà, cercando in qualsiasi modo di sfuggire all'ostinazione del genitore.

In età precoce, parlare di disturbo alimentare è molto pericoloso, poiché si corre il rischio di innescare un effetto a valanga per cui la diagnosi costruisce la malattia finché, in una sorta di profezia che si autoavvera, quel bambino svilupperà nella pubertà un disordine alimentare vero e proprio. Inoltre, bisognerebbe sempre considerare che tutti i bambini possiedono una capacità di autoregolazione, per cui se un giorno non mangiano a cena o alla mensa della scuola, lo faranno sicuramente il giorno dopo o in un momento successivo.



Il rifiuto del cibo nel bambino quindi, non è sempre qualcosa di grave, ma può apparire anche come un comportamento occasionale, che si eliminerebbe facilmente se solo si evitasse di prestargli eccessiva attenzione o addirittura se si iniziasse a proibire al figlio di sedersi a tavola e mangiare. Quest’ultima soluzione, anche se può sembrare per certi versi assurda, in Terapia Breve Strategica si è dimostrata negli anni molto efficace, proprio perché, attraverso la prescrizione del comportamento da eliminare, si cambia la rigida interazione tra esortazioni e rifiuti, impedendo così al problema di consolidarsi nel tempo.

Un ottimo esempio di strategia, molto indicata per questo tipo di difficoltà, potrebbe essere quella che adottò uno dei più grandi terapeuti di tutti i tempi, Milton Erickson, davanti al rifiuto di mangiare le verdure da parte di uno dei suoi figli. Egli cominciò a proibire alla moglie di servire le verdure al bambino, asserendo che era ancora troppo piccolo per poterle mangiare. Dopo breve tempo, il figlio chiese alla madre se era diventato già abbastanza grande per poter mangiare le verdure (M. Erickson, 1979).

Bibliografia di riferimento

Balbi E., Artini A., 2009 - Curare la scuola - Ponte alle Grazie, Milano.
Erickson M. H., Rossi E. L., Rossi S. I., 1979 – Tecniche di suggestione ipnotica: induzione dell’ipnosi clinica e forme di suggestione indiretta – Astrolabio, Roma, 1982.
Fiorenza, A., 2000 – Bambini e ragazzi difficili. Figli che crescono, soluzioni a problemi che emergono, terapia in tempi brevi – Ponte alle Grazie, Milano.
Nardone G., Watzlawick P., 1990 - L'Arte del Cambiamento - Ponte alle Grazie, Firenze.
Nardone G., Fiorenza A., 1995 - L'intervento strategico nei contesti educativi; comunicazione e problem-solving per i problemi scolastici - Giuffrè, Milano.
Nardone G., 1998 - Psicosoluzioni - Rizzoli, Milano.
Nardone G., Verbitz T., Milanese R., 1999 - Le prigioni del cibo - Vomiting Anoressia Bulimia: La terapia in tempi brevi - Ponte alle Grazie, Milano
Nardone G., 2003 - Al di là dell'amore e dell'odio per il cibo - SUPERBUR Rizzoli, Milano.
Nardone G., Salvini A., 2004 - Il dialogo strategico - Ponte alle Grazie, Milano.
Nardone G., 2007 - La dieta paradossale - Ponte alle Grazie, Milano.



di Chiara Ratto
chiara.ratto@laculturadelcibo.it
04 Dicembre 2009

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