Pedro Salinas y Serrano (Madrid, 27 novembre 1891 – Boston, 4 dicembre 1951) è stato un poeta spagnolo appartenente alla generazione del 1927.
L’apice della sua poetica si riscontra nella seconda fase della sua produzione, riconosciuta come la massima espressione della Poesia Pura, priva di sentimentalismi, descrittivismo, lasciando spazio all’introspezione della fonte d'ispirazione.
Le tre poesie scelte presentano uno dei temi centrali della raccolta “ La Voce a te dovuta”: la ricerca della dell’essenza della donna amata. Se nella prima poesia, il poeta vuole andare a di là delle apparenze, delle mille sfaccettature, della vita stessa, in seguito Salinas assaggia l’essenza della donna nel suo proprio amore.
Cerca di rompere la maschera quotidiana delle apparenze, delle superficialità e del suo stesso sorriso per arrivare alla semplicità del suo animo, dei suoi sguardi a volte fragili.
Nella ultima poesia scelta, la donna non si presenta più come una moltitudine d’immagine cristalline, ma si sdoppia nettamente tra lei stessa e l’Altra.
La dicotomia femminile sembra svilupparsi progressivamente: inizialmente l’Altra s’intravede, sembra un suo riflesso, fino a quando non prende il sopravvento e sarà quasi impossibile distinguerle.
L’immagine poetica ricorda un quadro di Frida Kahlo, “Le due Frida”, anche qui la donna sembra divisa in due parti nettamente distinte: la fragile e la forte, la tenera e la menzognera.
Il poeta non riesce a distinguere la sottile linea che separa la dicotomia esistenziale della donna, non arriva all’essenza femminile che ingloba i due lati, ma rimane intrappolato dall’Altra.
Salinas non descrive mai la sua donna, si intravede solo il suo animo, la sua fragilità, la sua doppiezza.
Sembra un ritratto impressionista, creato dalle emozioni suscitate, un’immediatezza di gesti effimeri catturati dalla sua sensibilità artistica.
III
Sì, al di là della gente
ti cerco.
Non nel tuo nome, se lo dicono,
non nella tua immagine, se la dipingono.
Al di là, più in là, più oltre.
Al di là di te ti cerco
Non nel tuo specchio e nella tua scrittura,
nella tua anima nemmeno.
Di là, più oltre.
Al di là, ancora, più oltre
di me ti cerco. Non sei
ciò che io sento di te.
Non sei
ciò che mi sta palpitando
con sangue mio nelle vene,
e non è me.
Al di là, più oltre ti cerco.
E per trovarti, cessare
di vivere in te, e in me,
e negli altri.
Vivere ormai di là da tutto,
sull'altra sponda di tutto
- per trovarti -
come fosse morire..
XI
Lì, oltre il sorriso,
non ti si conosce più.
Vai e vieni, scivoli
per un mondo di valzer
gelati, all'ingiù;
e passando, i capricci,
gli impulsi ti carpiscono
baci senza vocazione,
a te, la momentanea
prigioniera dell'agevole.
"Che allegra!", dicono tutti.
Ed è che tu allora
tenti di essere altra,
così somigliante
a te stessa, che ho paura
di perderti, così.
Ti seguo. Attendo. So
che quando non ti osservino
gallerie né astri,
quando il mondo crederà
di sapere ormai chi sei
e dirà: "Sì, ora so",
tu scioglierai,
con le braccia in alto,
dietro ai capelli,
il nodo, guardandomi.
Senza rumore di cristallo
cadrà per terra,
maschera senza peso
ormai inutile, il riso.
E quando ti vedrai
nell'amore che io ti tendo sempre
come uno specchio ardente,
tu riconoscerai
un volto serio, grave,
una sconosciuta
alta, pallida e triste,
la mia amata. Che mi ama
al di là delle risa.
L
Ti si sta vedendo l'altra.
Somiglia a te:
i passi,la stessa fronte aggrondata,
gli stessi tacchi alti
tutti macchiati di stelle.
Quando andrete per la strada
insieme, tutte e due,
che difficile sapere
chi sei, chi non sei tu!
Così uguali ormai, che sarà
impossibile continuare a vivere
così, essendo tanto uguali.
E siccome tu sei la fragile,
quella che appena esiste, tenerissima,
sei tu a dover morire.
Tu lascerai che ti uccida,
che continui a vivere lei,
la falsa tu, menzognera,
ma a te così somigliante
che nessuno ricorderà
tranne me, ciò che eri.
E verrà un giorno
- perché verrà, sì, verrà -
in cui guardandomi negli occhi
tu vedrai
che penso a lei e che la amo:
tu vedrai che non sei tu.