|
|
 |

|
|
 |
| Articolo
pubblicato il 27 Novembre 2009 su www.laculturadelcibo.it |
LA DIETA PARADOSSALE: STORIA DI UN CASO
di Chiara Ratto
Quella che segue è la narrazione di un caso clinico, trattato attraverso l’utilizzo dello stratagemma della dieta paradossale, nel quale la semplice applicazione di questa tecnica ha permesso di sbloccare un problema che sembrava all’apparenza irrisolvibile
Simone è un bel ragazzo di venticinque anni, alto e muscoloso, ma dall’aria molto sofferta ed infelice. Nel corso della prima seduta, mi racconta di sentirsi molto spesso insoddisfatto, teso e continuamente in preda all’ansia, un’emozione pervasiva che lo porta spesso a mangiare in maniera smisurata, per poi correre in bagno a vomitare. Riferisce di aver ormai preso gusto nel mettere in atto questo rituale, ma di volerlo a tutti i costi eliminare, poiché si è reso conto di quanto sia dannoso. Nonostante non sia assolutamente in sovrappeso, afferma di nutrire costantemente una forte paura di ingrassare, la ragione principale per cui si sente costretto a dover praticare di continuo un’attività fisica molto intensa e massacrante. In un primo momento, rimango un po’ spiazzata dalle dichiarazioni di Simone, che lamenta la presenza di un disturbo a me molto noto, ma di carattere prevalentemente femminile, il vomiting. Vista comunque la gravità della patologia, gli prescrivo, come compito da effettuare per le prime due settimane, quella che, in Terapia Breve Strategica, è conosciuta come la «tecnica dell’intervallo». In altri termini, dico al ragazzo: «Io ora vorrei fare un test con te, vorrei proprio vedere se sei un trasgressivo pentito, che vuole veramente smettere di mangiare e vomitare, oppure un trasgressivo compiaciuto… Io non vorrei che tu smettessi di mangiare e vomitare, perché non ne saresti in grado, puoi farlo invece tutte le volte che vuoi, ma secondo un certo metodo che io ti darò… Vorrei infatti che tutte le volte che tu mangi, mangi, mangi e poi ti senti pieno e vorresti correre in bagno a vomitare, guardassi l’orologio, da lì aspettassi un’ora esatta, per poi correre a vomitare… Durante quell’ora eviterai di mangiare e di bere qualunque cosa».
Alla seconda seduta, Simone riferisce di non aver mai messo in atto il suo rituale, poiché l’idea di dover interporre un intervallo di un’ora fra l’abbuffata e la scarica lo aveva privato della sua intrinseca piacevolezza. Tuttavia, aveva ugualmente continuato a mangiare in maniera molto disordinata.
Prima dei pasti infatti, era solito abbuffarsi di quelle che lui definiva «schifezze di ogni genere» (brioches, gelati, patatine ecc.), per cui spesso si sedeva a tavola quando era troppo sazio per mangiare ancora, salvo poi svegliarsi nuovamente nel cuore della notte per svuotare il frigorifero! Decisi pertanto di prescrivere al ragazzo la manovra della dieta paradossale: «D’ora in poi vorrei che tu mangiassi solo e soltanto ciò che ti piace di più. Solo e soltanto nei tre pasti: colazione, pranzo e cena. Nulla fuori dai pasti».
Simone si mostrò molto perplesso di fronte a questa prescrizione, dicendo che sarebbe stato molto difficile metterla in atto, dato che l’abbuffata era vissuta da lui come una sorta di impulso urgente e totalmente incontrollabile. Aggiunsi quindi che, se lui desiderava veramente mantenere il suo peso forma, questo sarebbe stato l’unico rimedio veramente efficace, che gli avrebbe permesso di controllare proprio ciò che lui temeva maggiormente, ossia il suo desiderio ossessivo del cibo: «Se te lo concedi puoi rinunciarvi, se non te lo concedi diventa irrinunciabile». Gli dissi inoltre, che ogni volta che avesse mangiato qualcosa fuori dei tre pasti, avrebbe dovuto impegnarsi a mangiare cinque volte tanto.
Dopo due settimane, il ragazzo arrivò in seduta più contento del solito. Disse che, per i primi giorni, si era concesso nei pasti qualunque cosa gli andasse in quel momento di mangiare (hamburger, patatine, dolci ecc.), ma che dopo aver sedato il suo desiderio travolgente, la voglia di quei cibi era via via diminuita, portandolo ad acquisire un’ alimentazione più corretta e bilanciata. Affermò di aver trasgredito qualche volta fuori dai pasti, ma che il mangiare cinque volte tanto si era rivelato per lui talmente sgradevole, da indurlo a smettere. Egli riferiva inoltre, di aver finalmente compreso cosa volesse dire concedersi i piaceri della buona tavola, tanto che si era accorto di aver iniziato anche a mangiare più lentamente, assaporando maggiormente il sapore dei cibi. Anche l’attività fisica che Simone svolgeva nella sua quotidianità aveva subito delle variazioni. Si era infatti accorto che l’andare a correre da solo in realtà non lo divertiva affatto e che gli sarebbe invece piaciuto praticare uno sport di squadra, per cui aveva iniziato ad organizzare ogni settimana delle partite di pallacanestro con gli amici.
Nelle sedute successive, i cambiamenti del ragazzo si consolidarono ulteriormente, finché fu proprio lui ad affermare di essere finalmente riuscito ad acquisire una sana ed equilibrata relazione con il cibo, che ora non rappresentava più un’ossessione da cui doversi liberare, ma un piacere di cui godere.
Bibliografia di riferimento
Nardone G., Watzlawick P., 1990 - L'Arte del Cambiamento - Ponte alle Grazie, Firenze. Nardone G., 1998 - Psicosoluzioni - Rizzoli, Milano. Nardone G., Verbitz T., Milanese R., 1999 - Le prigioni del cibo - Vomiting Anoressia Bulimia: La terapia in tempi brevi - Ponte alle Grazie, Milano Nardone G., 2003 - Al di là dell'amore e dell'odio per il cibo - SUPERBUR Rizzoli, Milano. Nardone G., Salvini A., 2004 - Il dialogo strategico - Ponte alle Grazie, Milano. Nardone G., 2007 - La dieta paradossale - Ponte alle Grazie, Milano.
|
 |
|



|