Anno 4°
N. 01
11 Gennaio 2012
 

Ingrandisci il testoRiduci il testoStampa la pagina Invia questa notizia a un amico
Articolo pubblicato il 15 Gennaio 2010 su www.laculturadelcibo.it

I Paccheri napoletani
di Stella Isoppo

Quando la pasta servi a combattere la fame


Pacchero deriva da un termine greco che significa “schiaffo a piena mano”. Tale denominazione è stata scelta perchè questa pasta  quando è versata nel piatto, con un sugo molto liquido, fa un rumore che ricorda quello di uno schiaffo. Alla vista invece i paccheri sembrano delle maniche, sottili e lisce all’interno.
Un tempo era considerata la pasta dei poveri, il formato grande, infatti, permetteva di riempire il piatto, e lo stomaco, con pochi pezzi.


Come tutte tutti gli altri formati di pasta beneficiò dell’introduzione nel pomodoro, nel XVII secolo.
L’uso dei del sugo di pomodoro per condire i paccheri si rivelò una scelta vincente, perchè esaltava il sapore della pasta. Inoltre l’abbinamento pasta e pomodoro, con l’aggiunta di formaggio, garantiva un pasto completo a basso costo, ma soprattutto saziante, per gli strati più bassi della popolazione Napoletana. Una scelta quasi obbligata quella di incentivare il consumo della pasta fra i poveri. Difatti, la crisi economica, unita ad un sovraffollamento, costrinse a trovare un alimento adatto a sfamare la popolazione napoletana. Visto che ormai pochi avevano le risorse per acquistare la carne e, comunque, i rifornimenti di questa erano limitati.
La scelta della pasta come alimento quotidiano, costò ai napoletani la fama di mangiamaccheroni, fu però una soluzione migliore di quella trovata altrove. Per esempio al Nord l’alimentazione popolare era costituita per lo più da polenta, sbilanciata dal punto di vista nutrizionale.
La ricetta della pasta, e quindi dei paccheri, al pomodoro conobbe un grande successo. Ci furono però anche dei detrattori, ad esempio Leopardi che defini i paccheri “simbolo di stupidità”. Nonostante il giudizio negativo del poeta i paccheri continuarono a godere del favore dei consumatori, come accade anche oggi. Ancora ora sono conditi con il sugo, oppure con un buon ragù di carne. Oppure possono essere farciti con ricotta, ed altri ingredienti, per poi essere serviti con il ragù, dando cosi vita ad uno sformato.



di Stella Isoppo
stella.isoppo@laculturadelcibo.it
15 Gennaio 2010

| Altro
ALTRI ARTICOLI SULL'ARGOMENTO >>
Ogni settimana pubblichiamo recensioni di Appuntamenti Enogastronomici, Serate, Ristoranti, RICETTE e CONSIGLI PRATICI in cucina. Per essere informata/o iscriviti alla NEWSLETTER

La Cultura del Cibo
Riflessioni
Protagonisti
Arte e Storia
Mondo BIO
Incontri e Serate
Corsi di formazione
Speciali

Ristoranti
Recensioni
Cene tematiche
La nostra Guida

In Cucina
Consigli pratici
Ricette Cucina Povera
Ricette Cucina Ricca




In Casa
Il Pranzo della Domenica
I Nostri Piccoli Amici

Guida agli Acquisti
Dossier per Capire
Aguzziamo la Vista
Prodotti di Eccellenza
Prodotti Biologici
Vini e Liquori
Ricerca Punti Vendita
Cataloghi

Approfondimenti Tematici
Salumi
Formaggi
Carni
Pesci
Orto - Frutta
Olio e Condimenti
Pane e Pasta
Dolci
Vino
Spezie e Gusti

Club Consumatori
Cos'è il Club Consumatori
Iniziative e Programmi
Crea il Club nella tua Città



Contatti
Contatta la redazione
Iscriviti alla Newsletter
Feed RSS
Inserzioni Pubblicitarie


WEB DESIGN E MANUTENZIONE by STUDIO VOLTEA