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pubblicato il 20 Novembre 2009 su www.laculturadelcibo.it |
IL PALAZZO DEL GUSTO DI NIZZA MONFERRATO
di Mario Ceratti
Un'autentica novità per amanti del gusto e della storia dell'enogastronomia
Chi si ricorda del famoso “Quadrilatero” austriaco di fortezze delle guerre risorgimentali italiane nel territorio del Lombardo-Veneto? Bene, ne esiste una versione più pacifista e godereccia nel Piemonte occidentale: il “Quadrilatero del gusto”, tra le città di Asti, Alessandria, Acqui Terme e Santo Stefano Belbo; davvero una bella idea. Ed è proprio all’interno di queste fortezze eno-gastronomiche che sorge a Nizza Monferrato, patria del Barbera e del magnifico cardo gobbo, il Palazzo del Gusto.
In Italia abbiamo molti “palazzi”, fino quasi a sfiorare una certa nota negativa nel pronunciare questo termine, che è diventato sinonimo di cattiva gestione del potere, mala-burocrazia; per fortuna, allora, che la sorte del nome sia stata riabilitata da questa bella combinazione. Ma non è solo un gioco di parole. “Ideazione”, come ha spiegato il suo Amministatore Delegato, Daniele Manzone, all’inaugurazione della struttura, ha giocato tutte le carte a disposizione delle ultime soluzioni mediatico-informatiche per consegnare ai visitatori del Palazzo Crova di Vaglio di Nizza Monferrato, un prodotto altamente fruibile e interattivo, al contrario di altre strutture museali, molto più monumentali e statiche.
Si entra nelle sale al piano nobile della costruzione, che ospita pure la Condotta Slow Food delle Colline Nicesi “La Signora in Rosso”, e subito si è rapiti dalle combinazioni tra storia e informatica. Le più famose ricette del territorio sono proiettate su di un megaschermo, mentre sulla tavola, coperta da una tovaglia bianca, davanti a noi la mano di un cameriere virtuale ci fa ammirare il piatto finito e servito. Così si continua tra mille suggestioni, preziose informazioni storiche e documenti rarissimi.
Il Palazzo è stato suddiviso in una serie di sale, che ci accompagnano tra i prodotti e le voci del territorio, il lavoro del vino, il cardo gobbo, le carni delle vacche Fassone, la Robiola di Roccaverano, gli Amaretti di Mombaruzzo e i grandi “Patriarchi” di quelle terre: nomi come il Bologna, strenuo sostenitore della Barbera, i Gancia, Arturo Bersano o la famiglia Bocchino. Il visitatore passa proprio in mezzo alle teche più o meno virtuali, ascoltando le voci, i suoni della campagna. E se vuoi approfondire i contenuti di una sezione, alzi quella che sembra un’antica bottiglia da cantina dimenticata, e dal fondo di questa, un auricolare ti racconta tutto quello che vuoi sapere. Un vero piacere combattere in questo Quadrilatero.
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