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pubblicato il 13 Novembre 2009 su www.laculturadelcibo.it |
IL FARMER'S MARKET...SARA' UNA NOVITA'?
di Paolo Cabiati
Parliamo del bello della filiera corta (il meno bello alla prossima puntata)
Ora li chiamano farmer market e sembrano una gran trovata, che fa il paio con un'altra parolona: la filiera corta.
In realtà i mercati in cui i produttori agricoli vendono direttamente al pubblico (solitamente in concomitanza con i mercati degli ambulanti) sono sempre esistiti ed hanno da sempre norme, imposte e plateatici loro propri.
In Piemonte in molti paesi hanno strutture coperte appositamente dedicate e in piemontese si chiamano "ale" (singolare: ala). Alcune sono addirittura antiche, a testimonianza della non novità dei questo tipo di commercio.
Il mercato che i coltivatori tengono sotto l'ala viene ancora detto "d'le cavagne" a memoria di un metodo di vendita ancora più antico e poi vietato per la difficoltà di riscuotere una tassa di plateatico.
La cavagna è quella cesta rustica svasata e dal robusto manico che i contadini portavano infilata sul braccio piena di quel che la stagione offriva. Ambulando per vie e per piazze vendevano così i prodotti dei loro campi. Ma a quei tempi l'inglese era sconosciuto e le filiere erano solo attrezzi per fare il filetto a bulloni e tubi dell'acqua.
La vendita diretta dal produttore al consumatore ha sempre presentato diversi vantaggi sia per i produttori che per i consumatori.
Innanzitutto, saltando gli intermediari, i prezzi sono convenienti per chi acquista e vantaggiosi per chi vende.
I prodotti hanno subito meno trasporti e manipolazioni e sono più freschi. Molto spesso sono anche venduti in fasi diverse di maturazione: ad esempio i pomodori possono essere poco maturi per insalate o più maturi per cotture e salse.
Rispetto ai commercianti, siano essi ambulanti o supermercati, è possibile trovare presso i contadini anche quei frutti e quelle verdure buone da mangiare ma scartate perché "fuori standard".
Infatti, per entrare nelle lunghe e globalizzate filiere commerciali, i prodotti del campo devono rispettare rigidi canoni che sono fondamentalmente estetici. I frutti troppo grandi o piccoli o con qualche deformità ancorché buoni sono scartati al pari di quelli danneggiati, colpiti da malattie o marci.
Questo è uno dei fattori, anche se non l'unico né il principale, che influiscono sulla formazione del prezzo dei prodotti ortofrutticoli. Lo scarto è infatti un mancato guadagno per il produttore ed un costo per il commerciante, costo che viene recuperato con il maggior prezzo della merce venduta.
Per il consumatore possono invece essere occasione di risparmio ma questo comporta una competenza ed un lavoro in più nella scelta degli acquisti, nella loro lavorazione e nella conservazione. Cose quasi scontate nel lavoro delle massaie di un tempo e sorpassate dal modo di vivere dei nostri giorni.
Certamente tra comprare un sacchetto di insalata pronta da mettere in tavola (la dicono quarta gamma) e scegliere i cespi del contadino, mondarli, riporli e consumarli a tempo debito dopo rimonda e lavaggio, molti oggi preferiscono la prima opzione perché dedicano altrimenti il loro tempo.
Sui banchi dei produttori possiamo trovare infine specialità ed autentiche rarità precluse ai grandi flussi del mercato globale perchè prodotte in piccole quantità o non adatte al gran commercio. Ma di queste specialità ci sarà tempo di parlarne.
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