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pubblicato il 08 Novembre 2009 su www.laculturadelcibo.it |
ARRIVANO LE ''CRONACHE DALLA CUCINA''
di Alessia Zacchei
Ovvero: le peripezie di una giornalista esperta di storia, ermeneutica e letteratura e negata tra i fornelli. Ma che, grazie ad un tutor d’eccezione, si cimenta con le ricette della tradizione (e non solo) e ne offre ai lettori una dettagliata cronaca
(nella fotina: il mio avatar WeeMee, tra i libri e un buon bicchiere di vino)
La mia esperienza tra i fornelli è stata fino ad oggi piuttosto tragica. Penso di essere uno dei pochi esseri umani che non riesce a friggere un uovo senza carbonizzarne i margini del bianco e annerire completamente il fondo. Anche con la padella antiaderente, non so perché, l’uovo che con tanto amore estraggo qualche minuto prima dal frigo per fargli prendere la giusta temperatura (uovo che di solito arriva dal pollaio di mia nonna, dunque pure di qualità) diventa un tuttuno con il teflon. Un disastro. Menomale che dalla mia parte ho sempre avuto l’attenzione per la qualità degli alimenti: è dall’inizio degli anni Novanta che frequento con convinzione negozi bio, fattorie e produttori, alla ricerca della qualità e dell’integrità delle proprietà nutritive di ciò che mangio.
Poi, qualche mese fa, ho incontrato Luciano Bergesio: trent’anni di esperienza come consulente di marketing alimentare e imprenditore nel campo della salumeria biologica. Un “matto buono”, che vuole inoculare in un settore a dir poco confuso e spesso drogato come quello alimentare il concetto di Qualità Reale e di Informazione al Consumatore (scrivo tutto con le maiuscole perché per lui questi concetti vanno comunicati così). Grazie alla collaborazione con lui, che non si stanca di spiegare che la cucina è di tutti e per tutti e non solo degli chef pluristellati, e va praticata con amore e rispetto tutti i giorni, abolendo il gusto globale, atrofizzato e atrofizzante dei cibi pronti e che per questo ha persino aperto un’osteria (L’Osteria dei Cinque Piatti) a Grugliasco (TO), dove le sue idee diventano realtà (per chi se lo sta chiedendo: sì, ha fatto il Sessantotto), grazie alla collaborazione con lui, dicevo, oltre ad essere ingrassata di circa tre chili (per ora!) mi sono messa di fronte alla mia atavica resistenza di fronte alla preparazione dei cibi che mangio e che faccio mangiare.
Io sono sempre stata una grandissima teorica: per me il top è andare al ristorante e gustare con calma e con partecipazione piatti preparati da altri, accompagnati da buon vino. Non a caso la mia passione vera è la lettura di saggi di storia, filosofia e critica letteraria, e la scrittura sugli stessi argomenti (ma anche di racconti erotici: ho un progetto di romanzo nel cassetto. Ma se volete sapere qualcosa di più su di me potete andare al mio Filo Diretto). Niente a che fare con la critica enogastronomica superesperta, con i sommelier che fanno i giornalisti o viceversa, con i gastronomi letterati o viceversa. Tutto un altro mondo.
E’ per questo che l’idea di fare cucina e scrivere un piccolo diario settimanale delle mie esperienze, io, giornalista di tutt’altro settore, mi sembra interessante: per avallare il concetto che la cucina è per tutti e comincia a casa nostra e non nelle cucine dei super ristoranti. E, per quello che mi riguarda, anche per imparare finalmente a cucinare.
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