Anno 4°
N. 01
11 Gennaio 2012
 

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Articolo pubblicato il 11 Ottobre 2009 su www.laculturadelcibo.it

IN VACANZA CON FURORE
di Sara Maule

Una valtellinese in trasferta nel piccolo paradiso della Costiera Amalfitana, alla scoperta di vini e piatti indimenticabili in un'atmosfera unica




Ecco finalmente il mare, è l’ultima volta che lo vedrò quest’estate.

Il mio ultimo mare dell’anno duemilanove.  E poi si ritorna tra i monti.
Dieci ore di macchina mi hanno portata, dalla mia Valtellina, a Furore, costa Amalfitana.

E’ la prima volta che vedo questo incredibile paesaggio, bello, austero quasi da togliere il fiato: soltanto un’unica stradina traccia il sottile percorso tra gli impervi monti che cadono a picco sul mare. Tutt’intorno crescono vigne, fiori e alberi da frutto tra cui spuntano ville e villini.

 

Furore è un piccolo paesino, case sparse sulla montagna sembra che precipitino da un momento all’altro nel mare, su cui si affacciano spavalde. E’ il “Paese che non c’è”, un borgo unico, privo di una piazza o di un centro comune. Solo una strada ha il compito di unire e agglomerare queste abitazioni che si offrono a poco a poco alla vista, un unico sentiero, muri colorati da alcuni murales che lasciano stupiti i visitatori,  ammaliati da tanta originalità e bellezza. Non sono infatti schizzi nati da mani inesperte, al contrario si possono definire vere e proprie opere d’arte, dipinte da grandi artisti famosi in tutta Europa. Rappresentano l’unione di questo centro abitato e filo conduttore di una storia da scoprire lentamente, con la trama sottile che si basa sulla continuità del mare e la tranquillità delle montagne sullo sfondo.



Mi colpiscono le vigne, terrazzate e difficili come quelle in Valtellina. Uno spettacolo che mai mi sarei immaginata: terrazze e muretti a secco riempiono di macchie grigie le montagne, e, quasi  mi sento a casa. Anche qui, come sui terrazzamenti vitati dei monti valtellinesi, si produce un “vino estremo”, frutto di fatiche grandi e senza poter ricorrere,  in alcun modo,  al supporto delle nuove tecnologie atte a facilitare le operazioni di vendemmia. Qui, in questo scenario, ecco la cantina di Marisa Cuomo: ho l’opportunità di conoscere entrambi i proprietari :  lui Andrea Ferraioli e sua moglie Marisa (nota: l’Andrea ha consegnato quale regalo di nozze l’intera cantina a Marisa).



Gentili e competenti, svelano tutti i segreti del loro duro lavoro e ne rimango affascinata:  sbalordisce la passione che spinge l’Uomo a lavorare un terreno così difficile e ostile.

Alcune delle varietà di uva qui più coltivate sono l' Aglianico,  vitigno assai diffuso dell’Italia del Sud e delle Isole. E’ un’uva difficile da “addomesticare” per la sua decisa potenza, matura piuttosto tardi, tra fine ottobre e inizio novembre, la Falanghina, che rappresenta il vitigno a bacca bianca, tipico del Sud  e presenta una bassa acidità nel mosto, classico nei terreni napoletani, il Fenile  viene allevato a ¨”pergola”, e per questo molto scenografico, dal colore biondo-dorato, offre una produzione modesta per il basso peso del grappolo e il Ginestra, un vitigno dal carattere forte, ma che consegna ai vini  grande corpo e struttura. Altri vitigni sono il Ripoli, il Per e il Palummo.


La piccola azienda di soli cinque ettari, è stata fondata agli inizi degli anni ’80 e ha ricevuto il riconoscimeno della Doc nel ’95, ovvero FURORE BIANCO e FURORE ROSSO,  dopo anni di  attente ricerche da parte dei due appassionati fondatori. Data la grande difficoltà di lavorazione del territorio che impedisce un uso adeguato delle tecnologie nelle vigne, la coppia ha recuperato questa mancanza utilizzando, per la produzione ed imbottigliamento le tecniche più avanzate.

La cantina poi è qualcosa di unico: interamente scavata nella roccia, dona freschezza e umidità naturali alla “bevanda di Bacco” che matura indisturbata ed in silenzio nelle barrique francesi.

I vini prodotti sono quelli classici della Doc: Furore Bianco e Rosso, a cui si affiancano anche le due grandi etichette dell’azienda: il Fiorduva, bianco che fermenta per 3 mesi nelle barrique di rovere a circa 12 gradi e il Furore Rosso Riserva, con macerazione intensa di 30 giorni e successiva fermentazione malolattica nelle botti piccole.

Ho avuto la vera fortuna di passare un’intera giornata con Andrea, la moglie Marisa e il sindaco del Paese, lo zio Raffaele, il quale mantiene la sua carica da più di vent’anni. Insieme siamo andati nell’unico albergo-ristorante di Furore. Un locale degno del suo nome, l’Hotel Bacco: mix ideale che coniuga ospitalità e ottimi cibi del territorio.




di Sara Maule
sara.maule@laculturadelcibo.it
11 Ottobre 2009

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