...parlo con il negoziante, e mi sembra - dietro ai piccoli consigli di come devo cucinare le patate o come dare sapore ad un sugo di verdure - che esista un profondo mio desiderio, quasi un anelito, atto a salvaguardare le nostre tradizioni e rinsaldare un colloquio con la gente, cosa che nei supermoderni moloch della grande distribuzione organizzata è vano ricercare.
Il gesto di incartare qualche fetta di prosciutto è emozione, la bilancia manuale ancora con la freccia rossa, il profumo di legni e cereali o la porta che cigola sono piccole cose che rianimano.
Perché, fateci caso, l’unica speranza di colloquio nei grandi supermercati o nei templi del consumismo (e qui spunta la nostra immensa voglia di comunicazione) è quella di riconsegnare il carrello vuoto della spesa non ai freddi binari di raccolta ma attendere un nuovo acquirente che arriva : e qui, scambi, mentre lui ti consegna la moneta che hai messo nella gettoniera, almeno un buongiorno.
Ecco perché è bene, ogni tanto, ritornare a far compere nel negozietto.