L’articolo sul “taroccamento” del tartufo e sugli addittivi chimici spesso usati per consegnare il mitico profumo e sapore di tartufo a prodotti scadenti, apparso su questa testata, hanno interessato un gran numero di lettori che con lettere email hanno espresso i loro dubbi e perplessità nell’acquisto del tartufo e dei suoi derivati esprimendo forti perplessità sulla originalità del prodotto.
E di come riconoscere i “ taroccamenti “ su questa stessa rivista un articolo a firma Massimo Prandi “ Alba a difesa dei consumatori del Tartufo Bianco” informa di quanto sia utile seguire alcuni istruzioni al fine di evitare dei “ bidoni”.
Ciò significa che se anche il MERCATO MONDIALE DEL TARTUFO DI ALBA (che si tiene in centro città, cortile Palazzo Maddalena) si muove con attenzione atta ad arginare questo fenomeno - attivando un serie di rigide misure di controllo su ogni esemplare in vendita - il problema è diventato estremamente serio. Vi invito a leggere l’articolo presente in questo numero e che può senz’altro esservi di aiuto nel caso di acquisto.
Tra le tante lettere email giuntaci sul problema pubblichiamo quella del dr. Paolo Pellegrini giornalista e capo redattore del quotidiano LA NAZIONE che, pur non nascondendo una certa simpatia per i tartufi del suo territorio, dice testualmente:
Grazie…. Ma tanto per discutere: e non, non è l’ora di finirla di questa storia ALBA CAPITALE UNICA ED INDISCUTIBILE del Tuber Magnatum Pico? Tanto per sfatare leggende metropolitane, il megatartufo da record regalato nel 1954 ( mezzo secolo fa !) ad Ike Eisenhower veniva da Balconevisi, frazione di San Miniato (Pisa) dove nascono tartufi che non hanno nulla da invidiare a quelli di Alba, e meno che a quelli di Acqualagna, grandissimi comunicatori ma…………..per non parlare delle Crete Senesi e di Volterra………….
La discussione è aperta, certo. Anche perché i tartufai ( e le associazioni di tartufai, beninteso ) sono più furbacchioni di quanto sembra……………….
Mi chiedo come sono tutelati i consumatori ed i turisti che in questi giorni d’autunno affollano Alba, il suo circondario e le Langhe, non c ‘è solo palazzo Maddalena, ma centinaia di ristoranti, botteghe, botteguccie e bancarelle che offrono il tartufo bianco di Alba. Domanda forse senza risposta.
Da una indagine sulla vendita del tartufo autunnale in Italia la cifra di affari è impressionante, oltre venticinque milioni di euro nei due mesi canonici : ottobre e novembre. E si dice quasi tutta in “nero”, ovvero senza nessuna ricevuta fiscale.