Oggi sugli scaffali dei supermercati troviamo diverse tipologie di uova: da quelle anonime, in genere da "primo prezzo", a quelle che con nomi di fantasia (e ne hanno davvero tanta!) rimandano a paesaggi incontaminati dove le galline razzolano felicemente in aie immense e cioè alle uova prodotte da galline "allevate a terra" in immensi capannoni, alle uova da Agricoltura Biologica.
Ora se fate attenzione ai prezzi scoprirete che effettivamente c'è una sostanziale differenza tra i vari prodotti ma se vi fermate un attimo a riflettere, realizzerete facilmente che in fondo stiamo parlando di una forbice di 10-15 centesimi.
E se con due uova (non di più mi raccomando altrimenti il Ministero della Sanità si arrabbia!), un filo d'olio, quello buono, e quattro rondelle di cipolla vi potete preparare un secondo divino, allora perché lesinare sull'ingrediente principale; mandate un SMS in meno e fatevi un magnifico regalo con le uova da Agricoltura Biologica!
E se siete convinti che, in fondo la differenza non si sente, allora provo a darvi almeno tre buone ragioni per aprire finalmente gli occhi:
- la differenza c'è e come! E non ve lo dice un pazzo ma siccome è giusto che ognuno di voi se ne convinca da solo, fate una degustazione comparativa (insisterò fino alla nausea su questo concetto) preparando due semplicissime uova al tegamino, e poi fatemi sapere.
- se solo aveste una minima idea di come vengono tenuti questi poveri animali per permettere la redditività anche da un prodotto da primo prezzo beh, non sarebbe necessario aggiungere altro.
- ricordatevi che siete voi che potete e, aggiungerei, dovete indirizzare le scelte dell'industria. Smettetela di pensare che sia la pubblicità a pilotare la nostra mano davanti a uno scaffale del supermercato. Ficcatevi bene in testa che nessuna azienda si può permettere di continuare a proporre un certo modello se i propri prodotti rimangono a lungo invenduti ma che invece dovrà correre ai ripari, e in fretta pure, se vorrà continuare ad esistere.
Non voglio aggiungere altro anche se mi riprometto di ritornare sull'argomento a breve, soprattutto per verificare se in questi ultimi anni il legislatore ha cercato di porre rimedio a una situazione quantomeno imbarazzante: provate a digitare su un motore di ricerca in internet questa sequenza: "allevamento polli a4". Ebbene, guardate quante pagine vi appaiono e già solo dalle prime righe capirete di cosa sto parlando. Per i più pigri vi rimando a un articolo apparso nel lontano 2002 sulla rivista SLOW e che mi aveva particolarmente colpito.
Lo troverete al seguente link:
http://editore.slowfood.it/editore/riviste/slowark/IT/32/cyberpollo.html .
Buona frittata a tutti!