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11 Gennaio 2012
 

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Articolo pubblicato il 05 Ottobre 2009 su www.laculturadelcibo.it

RISTORAZIONE ROMANA: HOSTARIA L'ACQUOLINA, UNA STELLA MICHELIN CON TANTI, TROPPI DIFETTI
di Gianluca D'Amelio

80-100 euro a persona per mangiare poco e con un servizio poco professionale. Discreta la qualità della cucina.


Il ristorante di cui vorrei parlare si trova in uno dei quartieri più chic della capitale, Collina Fleming. E' un posto molto carino ed accogliente, e la cucina è sapientemente gestita dal giovane Chef Giulio Terrinoni. I piatti sono ben elaborati e ben presentati; le materie prime sono di qualità e senza dubbio fresche.



Punto. Qui finiscono le lodi. Passiamo ai difetti.

Eravamo sei persone, e appena ci siamo accomodati il cameriere ci ha proposto un aperitivo, e alla nostra risposta affermativa ci ha versato 6 bicchieri di un discreto spumante dell'Oltrepò Pavese. Solitamente, in un ristorante dove si spendono mediamente 100 euro a persona, l'aperitivo lo offre la casa. Quello del ristorante L'Acquolina invece è venuto a costare 8 euro l'uno, alias 48 euro, quindi se avessimo preso una bottiglia (dello stesso livello) ordinata dalla carta dei vini avremmo speso sì e no 25 euro.

Perchè il cameriere ci ha offerto 6 aperitivi sapendo che una bottiglia ci sarebbe venuta a costare molto meno? Una mossa del genere te la puoi aspettare da una trattoria turistica, non da un ristorante di livello.

Passiamo al menù. Oltre alle portate da ordinare "à la carte" era possibile scegliere due tipi di menù degustazione, uno da cinque portate, a 55 euro, e uno da sette, a 70 euro. Ovviamente in una tavolata di sei persone i gusti sono differenti e non tutti mangiano le stesse cose e le stesse quantità; quindi nel nostro caso, qualcuno avrebbe preso il menù da 5 portate,  qualcuno quello da 7 e qualcun altro avrebbe ordinato alla carta.





Mentre stavamo per operare la nostra scelta il cameriere ci blocca e ci dice: "se qualcuno vuole il menù degustazione, tutto il tavolo deve prendere il menù degustazione. E deve essere anche dello stesso tipo, perchè altrimenti si sfaserebbe il servizio, e conseguentemente a tavola ci sarebbe qualcuno che mangia e qualcuno no".

Ah, penso io, è più grave che si sfasa il servizio oppure che uno è costretto a mangiare una cosa che non gradisce? Così, nostro malgrado e un po' malvolentieri, abbiamo scelto tutti il menu da 55 euro.

Tutto molto buono, per carità, e anche la carta dei vini è di altissimo livello. Ma da un ristorante del genere è lecito aspettarsi ben altro, soprattutto che il servizio non passi in secondo piano. Voto: 5


di Gianluca D'Amelio
gianluca.damelio@laculturadelcibo.it
05 Ottobre 2009

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