Evgenij Aleksandrovic Evtusenko, nato a Zima, in Siberia, nel 1933, è capostipite di una generazione poetica post-staliniana, brillante e polemico portavoce dell’URSS del disgelo.
La sua poesia, spesso declamatoria e retorica, mira a cogliere i punti nevralgici e dolenti della storia del suo paese. Altro tema della sua lirica è l'amore. Un sentimento quasi effimero e sempre mutevole, caratterizzato da una malinconia stravolgente ma piena di realismo.
Nella poesia" Ho smesso di amarti", tratta dal libro "Poesie d'amore" il poeta dipinge l’epilogo banale di un amore; banale forse solo perché il dolore che ci assale è di noi tutti, è certo e prevedibile, come la vita, come la morte.
Per Evtusenko l’amore appare come un “errore” umano verso se stessi: “Non amare è più umano,se sai che poi finisce”, dato che l’amore inevitabilmente deve finire. Lui non chiede perdono perché ha smesso di amare, ma perché ha amato, perché è pienamente cosciente che l’amore è inattuabile.
E forse non è l’Amore che finisce, ma lo facciamo finire noi, con promesse, speranze, vedendo nell’altro la soluzione della felicità, la salvezza della solitudine.
“Ho smesso di amarti” è di certo una poesia malinconica, triste, anche pessimista, ma non per questo splendida. Per scrivere di amore c’è bisogno della sofferenza e allora il cuore sprigiona le parole che fanno dimenticare il dolore e trasformano la fine di un amore, in un formidabile “epilogo banale”.
HO SMESSO DI AMARTI
Ho smesso di amarti...
epilogo banale.
Come la vita,banale,
come la morte.
Spezzerò le corde di una romanza spietata,
spaccherò la chitarra- A che pro la commedia!
Il cucciolo soltanto non capisce
-mostriciattolo irsuto-
il perchè del tuo,
del mio comportamento strano.
Lo lascio entrare da te e raspa alla porta tua,
lo lasci entrare tu-raspa alla porta mia.
Si può uscire di senno così dimenandosi...
cane sentimentale,sei proprio un ragazzo.
Ma non permetterò a me stesso sentimentalità.
Tirarla per le lunghe è proseguire i tormenti.
Esser sentimentale è un delitto,
non una debolezza,
quando ti intenerisci di nuovo
e di nuovo prometti e provi con affanno
l'allestimento di un ottuso spettacolo intitolato:
"un amore salvato".
L'amore fin dall'inizio va salvato,
dai"mai" impetuosi,dai"per sempre" infantili.
"Non si deve promettere!"-ci fischiavano i treni.
"Non si deve promettere!"-sibilavano i cavi.
I rami spezzati e il cielo oscurato dal fumo
premonivano noi,ignoranti impettiti
che l'ottimismo totale è disinformazione,
che senza grandi speranze,
più solida è la speranza.
Più umano,essere ragionevoli
e soppesare lucidi gli anelli
prima di cingersene
-secondo la regola dei cilici-
Non promettere il cielo,ma dare,
anche solo la terra.
Non impegnarsi fino alla tomba,ma dare,
anche solo un istante.
Più umano,quando ami
non ripetere "ti amo"...
Quanto più penoso poi
da quelle stesse labbra
udire un vuoto suono,menzogna,
derisione,grossolanità,
ed il mondo falsamente pieno
apparirà falsamente vuoto.
Non si deve promettere...l'amore
è inattuabilità.
A che pro all'inganno condurre,come a nozze?
La visione va bene finchè
non svanisce.
Non amare è più umano,se sai che poi finisce.
Il nostro cane guaisce fino all'alienazione
raspando con la zampa
ora la porta tua,ora la mia.
Perchè ho smesso di amarti,non chiedo di perdonarmi.
Perchè ti ho amato,perdonami.