La notizia è di quelle che sembrano inventate da qualche bontempone in vena di scherzi.
Invece è tutto vero. Un altro piccolo passo verso il modello eco-sostenibile globale è stato compiuto negli Stati Uniti utilizzando la fibra grezza, detta pula o lolla, parte di scarto della lavorazione dei chicchi di riso, naturalmente ricca di ossido di silicio, per realizzare il calcestruzzo utilizzato nella costruzione degli edifici.
Immediatamente il pensiero va all'Italia e alla possibilità di applicazione di questa scoperta.
Il nord Italia produce grandi quantitativi di riso e non sarebbe difficile utilizzare gli scarti di lavorazione per usi diversi da quelli convenzionali, a dimostrazione di un impegno ecologico verso l'Ambiente.
In un paese dove per fare il cemento, ci si mette di tutto, anche la sabbia del mare, e poi le case magari crollano dopo una scossa di terremoto o per il logorio, pensare di utilizzare una fibra vegetale abbondante e disponibile a costo zero, aprirebbe nuovi panorami verso un modello auspicabile di edilizia eco-sostenibile.
La cosa sensazionale è che il cemento così ottenuto risulta molto più resistente alle intemperie e alla corrosione degli agenti naturali rispetto a quello ottenuto tradizionalmente. Se ogni Stato produttore di riso seguisse questa via sperimentale, si potrebbe inaugurare una nuova era. Il beneficiario principale sarebbe indubbiamente il nostro Pianeta, al quale sarebbe risparmiata un'ingente quantità di CO2 prodotta ed immessa ogni anno per la produzione tradizionale di cemento, per un ammontare di addirittura oltre 1.500.000 tonnellate.
Speriamo che la scuola americana apra le porte a nuove idee anche in casa nostra.