Anno 4°
N. 01
11 Gennaio 2012
 

Ingrandisci il testoRiduci il testoStampa la pagina Invia questa notizia a un amico
Articolo pubblicato il 20 Settembre 2009 su www.laculturadelcibo.it

QUANDO E' LA CARTA A FARE BIO UN PRODOTTO
di Paolo Cabiati

Apologo di fine estate tra certificati e bugie. Le "certificazioni" valgono davvero?




Il mio amico Claudio ha una bella azienda con stalla da carne di bovine piemontesi e terra un po' ovunque nei dintorni ed anche più in là nella pianura.

Disponendo di abbondante letame ha coltivato fragole ed ortaggi biologici per molti anni. Una buona letamazione ed opportune rotazioni per non stancare il terreno ed aumentare la quantità di malattie consentivano di produrre insalate, cavoli e zucchini eccellenti per quantità e sapore.

Gli adempimenti di legge per essere certificati erano come per tutti discretamente abbondanti ed onerosi ma le certificazione consentiva di vendere a prezzi migliori e di accedere a canali di vendita più sicuri.

Vendeva regolarmente il suo prodotto a grossisti del Mercato Generale di Torino specializzati in BIO e questo gli consentiva anche di confrontare i suo prodotto con altri prodotti certificati come il suo.

Secondo la legge infatti "biologico" è solo quel prodotto che è certificato da appositi enti privati che, pagati dal produttore, verificano l'applicazione delle tecniche biologiche e soprattutto il rispetto delle leggi europee che regolano queste produzioni.

Ho scritto tutto al passato, come di una cosa che non è più, ma per fortuna non si tratta del mio amico ma solo delle sue produzioni biologiche.

Un giorno infatti ha portato al grossista, alle 4 del mattino, le sue insalate raccolte la sera ed il compratore ha lamentato che i suoi prodotti non si conservavano bene.

Ora, noi abitiamo a 50 km dai Mercati Generali e presso il grossista c'erano partite di ortaggi biologici provenienti dalla Sicilia. Innegabilmente erano più belle e meglio conservate nonostante il non breve viaggio.

Oltretutto, poiché uscivano dalle celle frigorifere del grossista e non da un camion erano a Torino almeno dal giorno prima!

Claudio ha chiesto al grossista come si spiegava lo strano fenomeno di quelle verdure bio fresche come appena colte e quasi migliori delle sue che appena colte lo erano sul serio.

"Non lo so. A me basta che siano certificate" gli è stato risposto. È la carta che fa BIO il prodotto.

Quando poi i suoi cavolfiori non enormi e con qualche puntina scura sono stati disprezzati a confronto con bancali di candidi cavolfiori da cartolina non ne ha potuto più.



Un altro avrebbe accettato di far carte false: basta fare di nascosto dall'ente certificatore i trattamenti antiparassitari proibiti nella produzione biologica.

Il mio amico ha deciso di non pagare più l'ente certificatore e rinunciare a chiamare biologici i suoi prodotti.

Per fortuna non ha rinunciato a produrli. E questa è l'unica nota ottimista che rimane di questa storia di carte e bugie.




di Paolo Cabiati
paolo.cabiati@laculturadelcibo.it
20 Settembre 2009

| Altro
ALTRI ARTICOLI SULL'ARGOMENTO >>
Ogni settimana pubblichiamo recensioni di Appuntamenti Enogastronomici, Serate, Ristoranti, RICETTE e CONSIGLI PRATICI in cucina. Per essere informata/o iscriviti alla NEWSLETTER

La Cultura del Cibo
Riflessioni
Protagonisti
Arte e Storia
Mondo BIO
Incontri e Serate
Corsi di formazione
Speciali

Ristoranti
Recensioni
Cene tematiche
La nostra Guida

In Cucina
Consigli pratici
Ricette Cucina Povera
Ricette Cucina Ricca




In Casa
Il Pranzo della Domenica
I Nostri Piccoli Amici

Guida agli Acquisti
Dossier per Capire
Aguzziamo la Vista
Prodotti di Eccellenza
Prodotti Biologici
Vini e Liquori
Ricerca Punti Vendita
Cataloghi

Approfondimenti Tematici
Salumi
Formaggi
Carni
Pesci
Orto - Frutta
Olio e Condimenti
Pane e Pasta
Dolci
Vino
Spezie e Gusti

Club Consumatori
Cos'è il Club Consumatori
Iniziative e Programmi
Crea il Club nella tua Città



Contatti
Contatta la redazione
Iscriviti alla Newsletter
Feed RSS
Inserzioni Pubblicitarie


WEB DESIGN E MANUTENZIONE by STUDIO VOLTEA