
Materiali naturali e salubri che riparano dal caldo estivo e dal freddo invernale, differenti sistemi di generazione di energia, dai pannelli fotovoltaici e solari termici alla pompa di calore geotermica, sistemi di ricircolo dell’aria, infissi senza dispersione termica, stufe funzionanti a pellet e un arredamento che guarda al bello del design senza dimenticare l’ambiente, mettendo al primo posto la scelta e la qualità dei materiali.
E’ l’immagine della casa del futuro proposta da un pool di 60 aziende da anni impegnate nei settori dell’edilizia/architettura sostenibile, dell’eco-design e dei prodotti naturali, visibile nel padiglione 14 dedicato all’Abitare. Un futuro però non così lontano, dato che il Comitato Industria - Ricerca - Energia del Parlamento europeo ha approvato un orientamento secondo il quale tutti gli immobili costruiti dopo il 31 dicembre 2018 dovranno produrre tanta energia quanta ne consumano.
Soluzioni e tecnologie per realizzare o riqualificare abitazioni ad alta efficienza energetica saranno proposte nel convegno ‘’Riqualificare gli edifici esistenti. Casakyoto, un esempio concreto’’, che si terrà giovedì 10, ore 14:30 - 18:00 sala Concerto, Centro Servizi, Blocco D con il patrocinio di Anit.

Ne parliamo con Ottavio Margini, esperto dei temi legati al bioabitare e organizzatore dell’incontro.
La riqualificazione energetica è un’opportunità ma è anche un dovere, sempre più normato dai legislatori nazionali ed europei. Lei crede che vi siano bolle speculative in questo settore?
«Il costo per costruire una casa non varia in maniera sostanziale tra una tradizionale ed una già a basso impatto. Il vero problema è che fino a pochissimi anni fa non c’era questo tipo di cultura e non c’erano imprese edili, soprattutto tra le medio piccole, che avessero il know how per affrontare questo tipo di interventi».
Lei ritiene che le differenze di prezzo tra un intervento ‘’standard’’ ed uno a basso impatto possa frenare gli utenti a richiederlo?
«No, io credo che il fattore prezzo non sia sostanziale. E poi, i conti sono presto fatti: pur investendo poco di più per i lavori, le maggiori spese vengono appianate nel giro di poco grazie ai risparmi sulle bollette. Gli interventi comunque cambiano da regione a regione, in base al clima o al territorio. Le modalità costruttive della Pianura Padana per esempio non vanno bene nel centro o nel sud Italia. In ultimo, dobbiamo tenere a mente che una casa certificata a basso consumo vale di più di una che non lo è».
Quali sono gli interventi più ricorrenti sugli edifici già esistenti?
«Di due tipi: il primo riguarda l’involucro esterno della casa, con la posa di un ‘’cappotto termico’’ in grado di dare un buon risultato ad prezzo contenuto. In questi casi conviene sempre programmare l’intervento assieme ad altre manutenzioni, come la ritinteggiatura della facciata, per abbattere i costi. Poi c’è il cambiamento degli infissi - l’innovazione ha portato tutta una serie di prodotti con ottima tenuta sia per l’estate che per l’interno- e l’impiantistica, i pannelli solari per acqua calda e il fotovoltaico per l’energia elettrica che con il Conto Energia si può anche rivendere. Un fattore sempre più importante è il risparmio dell’acqua, attuabile con l’utilizzo di docce e rubinetti con limitatori di portata».
Oltre a non emettere, dobbiamo stare attenti a non sprecare.
«E’ così. Oltre il 40% dell’anidride carbonica che entra nell’atmosfera deriva dal riscaldamento degli edifici e il petrolio non è eterno. Per tutelare l’ambiente dobbiamo cercare di diminuire i consumi e prestare attenzione alle opportunità di risparmio e di basso impatto».
Ma questo vale sia fuori che dentro casa.
«Certo. Le linee guida di Abitare non riguardano solo l’edilizia in senso stretto ma anche l’arredo, che va scelto non solo in base all’estetica ma anche all’impatto ambientale derivante dalla modalità di produzione e alla salubrità determinata dall’utilizzo o meno di vernici chimiche. Oggi molti scelgono mobili derivanti da foreste che vengono ciclicamente ripiantumate, oppure da pannelli fatti con legno di riciclo. La stessa attenzione va posta sulla biancheria, come quella che si usa in bagno, per esempio, che va a contatto con la pelle e deve essere in fibre naturali e non trattate».
Insomma, uno stile di vita complessivo, più salubre e più attento.
«Sì, è le esigenze dei cittadini in questo senso crescono in maniera esponenziale. E i professionisti si dovranno adeguare velocemente a questo nuovo scenario in evoluzione, portando competenze di eccellenza e rispondendo con professionalità alle richieste del mercato. Non esiste che ancora oggi passi il messaggio che un’abitazione a basso impatto costi il 30 per cento in più delle altre. Non è così e bisogna che sia chiaro una volta per tutte».