Portare alla luce prodotti e servizi innovativi ed efficaci azioni di comunicazione relativi al comparto del Biologico: questi gli obiettivi di “Bio. Fare & Comunicare”, il Premio Nazionale promosso da FederBio, in collaborazione con Buonitalia Spa, che verrà assegnato il 10 di settembre all’interno del programma di ‘’Sana con Gusto’’.
La giuria, composta Paolo Carnemolla, Presidente Federbio e da quattro esperti nel settore agroalimentare biologico, nella comunicazione, nel giornalismo e nel marketing, e presieduta dal sociologo e professore universitario Giampaolo Fabris, esaminerà prodotti e progetti realizzati e utilizzati in Italia da luglio 2008 a giugno 2009, premiando la produzione e la comunicazione in due sezioni distinte, Fare e Comunicare.
Roberto Pagliuca, segretario nazionale di Federbio, ci racconta le motivazioni e gli scenari attorno ai quali è nata l'idea del premio.
Come nasce il concorso “Bio, Fare e Comunicare”? Quale scopo si prefigge?
«Il concorso nasce dall'esigenza di mettere in luce e proporre come esempio le "buone pratiche", quelle in grado di stimolare ulteriormente il trend del Biologico, già positivo anche nel nostro Paese, sotto il profilo dell'innovazione di prodotto, della corretta e completa informazione o del ricorso ad efficaci leve di promo-comunicazione. SANA 2009 sarà il palcoscenico ideale per assegnare questo premio, con cui intendiamo riconoscere all’innovazione di prodotto e alla comunicazione, in ogni sua forma, il positivo e fondamentale ruolo che hanno nella crescita della conoscenza e del consumo del Biologico italiano, che anche in questo periodo di crisi, dimostra ampie prospettive di ulteriore sviluppo».
Cosa ne pensa dell’abbinamento tra comunicazione e prodotto biologico? Fino a non troppo tempo fa sarebbe parsa un’eresia e una pericolosa contaminazione: oggi invece molte grosse aziende bio hanno un’ottima visibilità nei canali pubblicitari mainstream. Di necessità virtù oppure scadimento a livello dei prodotti ‘’normali’’?
«Penso semplicemente sia necessario avvalersi degli stessi strumenti utilizzati dai prodotti da agricoltura convenzionale, per favorire la conoscenza e diffondere la cultura del Biologico, determinandone l'ulteriore incremento dei consumi, in un momento in cui questi si stanno in tutto il mondo riorientando in termini di maggiore consapevolezza ed attenzione agli aspetti della salute, del benessere e della sostenibilità ambientale».
La comunicazione, se ben gestita, può diventare uno strumento di formazione della qualità e dell’etica del cibo pulito, a vantaggio di tutti: sia delle aziende che lavorano con serietà, che del consumatore che vuole acquistare bio. Crede che nel settore ci sia questa consapevolezza oppure stanno prendendo piede logiche commerciali tout court?
«Ritengo che la ‘’scelta Bio’’ sia una scelta attenta e matura, fatta da un produttore e un consumatore informati e fortemente motivati e dunque espressione di comportamenti consapevoli, scevri pertanto da forti condizionamenti, sia commercial pubblicitari sia nostalgico ideologici».
Esiste secondo lei un modello, uno stile comunicativo ottimale ricollegabile al comparto ‘’bio’’, oppure si possono applicare le logiche correnti di promozione del settore food (sconti, concorsi a premi, pubblicità evocative, etc.) senza rischi di ‘’contaminazioni’’ o appiattimento?
«In linea generale, anche per il Biologico la comunicazione dev'essere quello che sempre dovrebbe: corretta, completa ed efficace, in questo caso possiamo inoltre parlare di ‘’ecomunicazione’’, in quanto contempla il rigoroso rispetto e la salvaguardia dei principi e valori etici ed ambientali, intrinseci e connaturati al mondo Bio».