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Articolo pubblicato il 17 Agosto 2009 su www.laculturadelcibo.it

L'AGLIO DI VOGHIERA: UNA DOP ITALIANA
di Piera Genta

Un viaggio nelle virtù, nella storia e nelle credenze legate all'aglio per approdare in provincia di Ferrara e conoscere questa DOP.




Agli e fravagli fattura ca non quagli. Corna e bicorne capa 'alice e capa d'aglio ....

Una famosa cantilena napoletana così parla dell’aglio, pianta magica per eccellenza: allontana il malocchio e gli spiriti malvagi ed è il più antico dei medicamenti.

Controverso il suo luogo di origine, secondo un naturalista svedese vissuto nel XVIII secolo è la Sicilia, per altri il deserto del Kirghisi, per altri ancora cresce spontaneo in India ed in Asia Centrale. Di certo la prima citazione  si trova nel più antico testo medico conservato, Codex Ebers (1550 a.C), un papiro egiziano  lungo 20 metri che contiene alcune centinaia di formule terapeutiche e l’aglio viene proposto in una ventina di esse come rimedio efficace contro il mal di testa, le punture degli insetti e per lenire i dolori.

Resti di aglio sono stati trovati  nella tomba di Tutankhamon e viene citato anche nelle iscrizioni della piramide di Giza. L’aglio è ricordato  nel Vecchio Testamento come uno dei cibi di cui gli ebrei sentivano la mancanza durante la traversata del deserto. Ippocrate, il fondatore della medicina moderna,  nel V secolo a.C., lo consigliava per curare  infezioni, ferite e  la lebbra. Nella Roma Imperiale veniva  largamente usato da contadini e soldati e  fu consacrato a Marte, dio della guerra, simbolo di potenza e virtù. Viene menzionato da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia e nelle opere di Terenzio Verrone, Ovidio ed altri autori dell’epoca.

Che dire del X Canto dell’Odissea dove Ulisse ricorda l’aglio per le virtù protettive contro i filtri magici della Maga Circe. Lo troviamo nell'Erbario di Urbino, un manoscritto del XVI secolo che è una preziosa raccolta di ricette che fondono medicina popolare e conoscenze empiriche sulle virtù terapeutiche delle piante.

Tuttavia, per avere un riscontro con una base scientifica più certa, bisogna risalire al secolo scorso. Nel 1858, Luigi Pasteur, chimico e biologo francese, determinò scientificatamente le qualità antibiotiche dell’aglio; nel 1918 durante la terribile influenza, “la spagnola”, che colpì l’Europa, in molti paesi si ricorse all’uso dell’aglio per cercare di arginare l’epidemia e gli inizi del 1900, Albert Schweitzer lo usa in Africa come solo rimedio contro la dissenteria. Successivamente l’impiego viene esteso anche per combattere epidemie di tifo, tubercolosi e perfino il colera.


L’Allium Sativum e’ una pianta bulbosa della famiglia delle Alliaceae, composto da spicchi (bulbilli), la parte utilizzata, coltivato soprattutto in Cina ed India, in Europa i maggiori produttori sono Spagna ed Italia: le coltivazioni si trovano  in Campania, Emilia-Romagna, Veneto e Sicilia.

Se ne conoscono tre varietà classificate a seconda del colore, del rivestimento, degli spicchi e del bulbo:

Bianco detto anche aglio comune, il più conservabile,  con bulbi grossi e compatti e spicchi regolari. Fa parte di questo gruppo l’aglio bianco polesano, il Bianco Piacentino, quello di Vessalico in Liguria (presidio Slow Food), quello di Caraglio in Valle Grana in Piemonte e l’aglio di Voghiera, l’unico ad aver ottenuto un riconoscimento comunitario.

Rosa delicato, molto aromatico, con  bulbi grossi con più di venti spicchi, piccoli e meno regolari rispetto all'aglio bianco. Adatto all'impianto autunnale solamente a sud-Italia ove viene apprezzato per la sua precocità (circa un mese),  è consumato soprattutto come aglio fresco data la sua scarsa conservabilità. Appartengono a questo gruppo l'aglio Rosa napoletano ed il rosa di Agrigento.

Rosso, rispetto alle precedenti presenta una testa più grande, (regolare e perfettamente conformata), più ricco di olii essenziali (come dimostrano l'odore e il sapore particolarmente penetranti), si conserva a lungo. Appartengono a questo gruppo l'aglio rosso di Sulmona, il  rosso di Proceno nel Lazio, quello di Nubia in provincia di Trapani e quello di Resia, entrambi presidi Slow Food.

In Provincia di Ferrara, nell’area di Voghiera, l’aglio veniva coltivato già  all’inizio del secolo:  si trovano citazioni nei quaderni di campagna e nella documentazione contabile delle aziende della zona  legate al commercio di “ agli e cipolle” con alcuni paesi europei.

Negli ultimi anni gli agricoltori voghieresi si sono sempre più specializzati nelle tecniche
agronomiche di coltivazione, impegnandosi a selezionare di anno in anno i bulbilli per la semina dell’anno successivo, ottenendo così l’attuale aglio di Voghiera con caratteristiche morfologiche e agronomiche distintive, particolarmente bianco e lucente, di grossa pezzatura, altamente conservabile.

Importante notare che dei 450mila quintali annui di aglio prodotto in Italia, ben 10mila provengono da questo territorio. A tutela dell’aglio di Voghiera, per il quale è stata  ottenuta la DOP (Denominazione Origine Protetta) dal 2007, si è costituito nel 2000 il Consorzio tra Produttori, oggi ben 34, che garantisce la qualità prodotto, promuove programmi di ricerca e di sperimentazione agraria diretti alla valorizzazione e all’innovazione delle colture e grazie anche alla collaborazione con l’Università degli Studi di Ferrara, Dipartimento di Scienze Farmaceutiche, si è riusciti a differenziare l’aglio di Voghiera dalle altre varietà di riferimento gia riconosciute in Italia, queste differenze sono da attribuire sia alla biodiversità, sia alle caratteristiche pedologiche del terreno ed al disciplinare di produzione utilizzato nell’area dop.

Il Consorzio dispone  anche di  un punto vendita “I sapori delle Aie” sulla strada Provinciale, a Gualdo di Voghiera, dove oltre alle tradizionali trecce si può trovare aglio sott’olio, paté d’aglio, olio aromatizzato, salame e formaggio e soprattutto tante utili informazioni su come conservarlo e cucinarlo.

Proseguendo sulla statale si raggiunge il Castello del Belriguardo, dal 1435 reggia estiva degli Estensi, dove ogni anno si svolge alll’inizio del mese di Agosto la Festa dell’Aglio, giunta alla 12^ edizione. Gli Estensi rilanciarono questo territorio incentivando tutte le coltivazioni possibili con attenzione particolare alle piante da frutto compresi aranci e limoni ed agli ortaggi.

L’aglio, cardine della medicina popolare, tanto che un proverbio recita "l’aglio è il farmacista del contadino", la nostra medicina ufficiale continua a studiarlo: dal primo Congresso internazionale sull’aglio, tenutosi a Washington nel 1990, alla ricerca pubblicata dalla National Academy of Sciences firmata dal dott. Mark Levino del National Institute of Health in cui vengono confermate le scoperte sui benefici della vitamica C, rivelate dal chimico statunitense, Linus Pauling, Nobel per la chimica del 1954. In particolare la vitamina C, di cui l’aglio è ricco, oltre ad avere i conosciuti effetti preventivi, ora sarebbe stata consacrata come potente cura in varie forme aggressive di tumore.
I ricercatori dell’Università di Adelaide, in Australia, dichiarano che l’aglio è un integratore naturale: una piccola dose giornaliera è efficace tanto quanto un farmaco nell’abbassare la pressione.

Bianco o rosso, sfuso o in trecce, fresco o essiccato, ricordiamoci sempre di acquistare l’aglio italiano.



di Piera Genta
piera.genta@laculturadelcibo.it
17 Agosto 2009

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